Parafrasando Pablo Neruda che scriveva “aunque este sea el ultimo dolor que ella me causa, y estos sean los ultimos versos que yo le escribo”, io oggi mi accomiato dalla crisi europea – che è stata causa e ragione di molte delle riflessioni che abbiamo condiviso in quasi un anno di annotazioni quotidiane. Ho iniziato a scrivere questi aggiornamenti all’apice della crisi dell’estate scorsa, e lentamente queste fotografie giornaliere hanno cambiato carattere, trovando infine una loro approssimativa coerenza. Ma in tutti questi mesi c’è stata anche un’altra evoluzione, più politica e finanziaria, che settimana scorsa ha finalmente portato a un cambio di trend nel modo in cui la leadership dell’Unione interpreta le ragioni della crisi. I semi sono stati gettati e il futuro, sebbene ancora molto incerto, inizia a delinearsi con maggiore chiarezza davanti ai nostri occhi.
Le varie asset class investibili non si sono scrollate di dosso il peso di un’incertezza che è tutta figlia di una crisi geopolitica e politica che io ritengo essere intergenerazionale. Sono convinto che gli smottamenti che hanno avuto inizio durante lo scoppio della bolla dei sub-prime ci sorprenderanno ancora, a ondate, come è accaduto anche negli ultimi due anni. Il troppo debito – e le ragioni legate alla sua formazione, pubblica e privata – è insostenibile e, soprattutto, incompatibile con i presupposti di crescita economica che ci si presentano oggi. E, in ultima istanza, la distruzione di ricchezza – richiesta dal deleveraging o imposta dall’inflazione – porterà a un reset curativo, e non più semplicemente palliativo. Salvo che, ottimisticamente parlando, possiamo assistere già nei prossimi anni a una rivoluzione tecnologica tale che riesca ad aumentare sensibilmente la produttività dei fattori. O che possiamo trovare (dove?) nuove fonti di domanda “reale”.
Oggi però permettetemi di trasmettervi anche un saluto personale, non legato a quanto accade sui mercati odierni (che, per la cronaca, decomprimono un po’ dopo gli strappi positivi delle ultime tre/quattro sessioni). Tra pochi giorni, infatti, lascerò l’Italia per un periodo di studio, trasferendomi a Singapore per alcuni mesi e poi tornando in Europa, vicino a Parigi, per concludere un percorso impegnativo ma – nelle mie attese, e non solo – estremamente stimolante. Continuerò però a scrivere: perché è un buon esercizio per riflettere e fare mente locale su quanto succede ogni giorno nel mondo: probabilmente saranno considerazioni meno quotidiane e più distanziate nel tempo, ma troverete sempre qui qualche indicazione.
Naturalmente spero di riuscire a salutare molti di voi nei prossimi giorni, per ringraziarvi dell’assiduità con cui avete letto e discusso questi “Daily Snapshot”. Sperando ovviamente che a luglio 2013 – passate le avversità che ancora ci tormentano – io possa ritrovarvi tutti intenti a cavalcare un nuovo straordinario bull market.
Perché, per aspera sic itur ad astra!