Un euro “effervescente”

L’effetto Draghi sta ancora sostenendo i mercati: Eurostoxx +1.5%, FTSE MIB +2.4%, BTP in restringimento di 12bps, Bonos di 23bps e Bunds in rialzo (ora all’1.38%). L’effervescenza generata dal governatore della Banca Centrale Europea sta mantenendo vivo l’appetito per il rischio e ci permette di chiudere una settimana che era iniziata con molte incognite e diverse mancate risposte, concludendo oggi la seduta con tanta emozione tra i partecipanti al mercato. Ma dato che ormai abbiamo imparato ad apprezzare e a ponderare non solo i puri aspetti economici, ma anche quelli politico-sociologici di questa crisi, permettetemi che vale la pena questo venerdì spendere qualche ragionamento fuori dagli schemi, allontanandoci per un istante dalle nostre cronache finanziarie e cercando di intravedere quale evoluzione (o accelerazione) potrebbe subire il processo d’integrazione europea, se interpretato secondo un diverso paradigma.

Premetto che stiamo vivendo tempi che, per certi versi, sembrano davvero rivoluzionari: il sociologo Durkheim parlava di questi fenomeni come eventi della storia dove l’uomo ha l’impressione di essere dominato da forze non sue, che lo trascinano e lo trasportano verso un nuovo modo di concepire anche la sua stessa esistenza privata (ed è esattamente quello che stanno provando milioni di cittadini europei sotto la morsa delle riforme strutturali imposte dalla contingenza). D’altro canto, una rivoluzione rappresenta anche qualcosa di estremamente più intenso, dove l’uomo dimentica se stesso, si estrania rispetto ai propri interessi particolari e si dà completamente agli scopi comuni. Questo “stato nascente” di alberoniana memoria non ha ancora travolto i protagonisti reali di questa crisi: come dicevamo a suo tempo, manca quella leadership carismatica alla quale anche Weber attribuiva l’onere dell’innesco per la nascita di un “movimento” – senza scintilla, senza visione, la miccia non può accendersi per autocombustione.

Diventa quindi importante il commento odierno (per nulla banale) del duo Merkel-Holland – “ready to do anything to protect euro region” – nell’ottica di sublimazione del framework attuale dell’Unione Monetaria Europea. Per essere positivi sul mercato, quindi, monitorerei tutti quei segnali che palesano un “innamoramento” più profondo verso questo ambizioso progetto-euro: e se è vero che l’innamoramento è un fenomeno a due, il cui orizzonte è limitato alla coppia – per quanto possa “istituzionalizzarsi” poi in una famiglia – è altrettanto sicuro che quello che stiamo adesso osservando tra i policymaker è il passaggio a un altro registro: quello dello “straordinario”. Draghi, Merkel e Hollande stanno esprimendo con forza un nuovo messaggio di “solidarietà” e, al contempo, di rinnovamento della stessa Unione Europea. Verranno sicuramente altri commenti, ma ormai alea iacta est.

Ma non cadiamo in inganno: quello che di eccezionale sta accadendo ora non è assolutamente legato all’euro in sé né alle sue specifiche proprietà. È l’approccio relazionale tra gli attori che sta mutando, come avviene tra due persone che si scoprono innamorate: è l’esperienza (per il momento) di crisi emergente e (subito dopo) di straordinaria novità che rende profondamente diverso il rapporto tra le parti. È da questa novità che l’individuo (o la collettività) prende nuovo slancio per compiere un leap forward.È per questo motivo che vale la pena lasciarsi trasportare dai sentimenti di effervescenza provocati dalla dichiarazione di Mario Draghi, nella convinzione che da questa svolta si arriverà finalmente a conquistare un nuovo entusiasmante orizzonte.

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