Il week-end è trascorso nell’ansia di quest’apertura d’inizio settimana. Allo “schiacciasassi” della crisi europea i regulator di Roma e Madrid hanno pensato bene di contrapporre oggi un divieto di vendite allo scoperto su azioni italiane e spagnole: non basta, non ci siamo, è tutto da rifare. As of writing, gli spread dei BTP e dei Bonos sono rispettivamente a 512 e 620 punti base sopra il Bund, che rimane ancorato (1.17%) vicino ai minimi storici. E l’euro (1.21) viene ovviamente penalizzato dall’estrema negatività che circonda le prospettive dell’Unione Monetaria Europea.
Per ritrovare un po’ di realismo non è sufficiente nemmeno rileggere i commenti dei tedeschi sul Der Spiegel – a proposito della possibilità che il Fondo Monetario Internazionale rifiuti di concedere ulteriori aiuti alla Grecia – alla luce del fatto che proprio l’IMF ha da poche settimane approvato il piano d’aiuti per Atene: infatti, arriva verso l’ora di pranzo la comunicazione a mezzo stampa che il Fondo “is supporting Greece in overcoming its economic difficulties. An IMF mission will start discussions with the country’s authorities on July 24 on how to bring Greece’s economic program, which is supported by IMF financial assistance, back on track”. Ovvero, bella smentita per Der Spiegel. Ma insufficiente a ridare fiato ai mercati.
Si aggiunga a questa speculazione di basso lignaggio l’idea che la Cina possa rallentare più del previsto: in effetti, il consensus di mercato è decisamente “sul chi vive” relativamente ai tassi di crescita di Pechino e, naturalmente, qualsiasi conferma di questo pessimismo può innescare paure e operazioni di messa in sicurezza che danneggiano ulteriormente la stabilità dei mercati finanziari. Oggi, ad esempio, un membro del comitato di politica monetaria della People’s Bank of China ha espresso il suo scetticismo rispetto alla possibilità che il Celeste Impero possa raggiungere la velocità di crociera prevista da molti analisti – ovvero, circa l’8% – quando le esportazioni stanno incontrovertibilmente mostrando dei problemi – e con il rischio che l’operato del governo non sia sufficientemente incisivo nell’alterare questo pericoloso trend. Ecco quindi Shanghai giù dell’1.2%, Taiwan sotto dell’1.9% e gli altri paesi emergenti in forma ancor peggiore (Russia: -2.9% e Brasile: -3.2%)
In tutto questo gloom & doom diventa quindi necessario ricercare ancora conforto nelle parole di Mario Draghi, che nella sua intervista su Le Monde pubblicata nel week-end ha evidenziato come il progetto dell’euro sia irreversibile e che non sono assolutamente da sottovalutare i committment politici da parte della leadership europea e dei suoi cittadini nei confronti delle moneta unica. Inoltre, aspetto ancora più interessante, la BCE sarebbe pronta a intervenire in modo aperto e senza alcun tabù per evitare una degenerazione della crisi (sebbene, dietro queste parole, permanga nelle capitali europee un problema di deficit politico ancora irrisolto).
Qualcuno deve quindi scommettere con forza sull’euro, qualcuno che abbia il bilancio e la capacità di farlo, imponendo quella condizionalità che è necessaria per proseguire il cammino di riforme strutturali che l’Europa ha bisogno per rimanere in piedi. Altrimenti, diventa molto facile immaginare le cupe alternative a questa “scommessa”…d’altronde, come fermare uno schiacciasassi?