La complessità dell’innovazione

La complessità è una caratteristica dei mercati finanziari moderni. Ma anche, per esempio, del mercato pubblicitario online – che per certi versi ne ricalca i meccanismi di funzionamento. Contraddistingue anche la tecnologia, intesa come evoluzione progressiva della conoscenza umana su determinati fenomeni. E del potere che l’uomo ha su di essi.

Questa riflessione porta a un’altra intuizione: l’avanzamento tecnologico, di per sé, rappresenta progresso? Da una parte sembrerebbe di sì, perché si può constatare un impatto effettivo su società e singoli individui, i quali ne traggono un vantaggio per il miglioramento delle proprie condizioni di vita, o per soddisfare i propri bisogni. Ma se ci si sofferma un momento sulla “velocità” del cambiamento che le nuove tecnologie e le nuove scoperte imprimono al mondo, è facile rendersi conto che c’è qualcosa che rischia di non tenere il passo: ovvero, i framework istituzionali e i modelli di società stessa (e in Italia siamo particolarmente lenti in questo genere di cose).

La complessità dell’innovazione – per un policymaker – sta nel trasformare (o malleare) un processo accelerato e quasi dotato di autonomia in un fenomeno sostenibile che possa essere adeguatamente seguito da sistemi politici, strutture educative, realtà locali. Ad esempio, proprio su temi “local“, si parla tanto di mobilità del lavoro e del problema di attrarre talenti sul territorio in una fase storica dove stanno prevalendo – in Europa come negli Stati Uniti – gli scontenti nazional-popolari in ottica “protezionistica”. Da un lato si ha quindi una politica che cerca di proteggere paternalisticamente degli interessi particolari, i quali – tuttavia – rischiano di rallentare e ostacolare l’innovazione e il conseguente beneficio per la società. Dall’altra, si osserva la gara ad attirare talenti (cosa che noi non facciamo) con strumenti innovativi come ad esempio il modello di “startup VISA” o altri, più complessi, che puntano a una riduzione delle disuguaglianze territoriali attraverso il fenomeno dell’immigrazione.

Allora la complessità si riduce in questo caso a una semplice domanda: come migliorare la mobilità del lavoro, attrarre nuovo capitale umano e aiutare il tessuto sociale senza arrivare a distruggerlo? E ancora, come trasporre il progresso tecnologico accelerando il passo nel progresso istituzionale? Quali innovazioni per il contesto industriale, ovvero per le filiere produttive, i meccanismi di trasmissione delle risorse finanziarie e gli aiuti di Stato?

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