Alla ricerca di equilibrio

Ritorniamo brevemente sul tema delle banche. Molte di queste hanno valutazioni “bust”, ovvero il mercato sconta che, per una ragione o per l’altra, possano alla fine implodere. La realtà è che alcune (molte) rimarranno in piedi – forse zoppicanti – mentre altre (poche) dovranno fondersi o scomparire. Il problema è che in questo momento il mercato (non solo il settore bancario) sta vivendo un rally che tenta di anticipare una soluzione che ancora non c’è, ed è probabilmente un movimento più da vendere che da inseguire. Draghi (ieri) e Bernanke (oggi) non hanno lasciato spunti e – a mio parere – preferiscono mantenere la pressione ancora alta sulla politica. Non dimentichiamoci che tra dieci giorni ci saranno le elezioni in Grecia e a fine mese i leader europei si incontreranno nuovamente per un summit comunitario dal quale dovranno uscire forzatamente con una soluzione credibile. E se vogliamo impostare un “lungo” sul mercato, è più prudente farlo quando la nostra check-list si completa di altre componenti.

Una di queste potrebbe arrivare da Berlino. Oggi la Merkel ha detto che la Germania è pronta a utilizzare gli strumenti attualmente a disposizione all’area euro per risolvere la crisi (EFSF o ESM). Non è una novità, ma il mercato ha voluto prenderla comunque come un’apertura: dopo l’euforia iniziale – durata tutta la mattinata, fino all’intervento di Bernanke – l’Eurostoxx ha chiuso comunque in positivo a +0.25%, l’Italia ha fatto +0.88% e il FTSE ha sovraperformato di +1.18%. Significativo il movimento sul Bund, che si è assestato intorno all’1.38% dopo aver raggiunto anche l’1.4% Gli spread si restringono un po’ ovunque (ad esempio in Spagna siamo tornati vicini al 6% nominale sul Bonos a dieci anni) e le valute accompagnano questa mossa risk-on. L’impressione rimane che in molti “salotti” politici stiano finalmente arrivando a comprendere la gravità delle decisioni che spettano loro, anche se mancano all’appello solo pochi commensali…i soliti noti, insomma.

La prima scadenza per “alleggerire” o “appesantire” le posizioni azionarie è quella delle elezioni in Grecia, la nazione dove l’Occidente inizia e finisce, la terra che ha dato i natali a Euripide, le cui tragedie erano tanto complesse e convolute che solo l’intervento di un deus ex machina riusciva a sbloccare la situazione. Oggi è ancora presto per fare pronostici sul risultato elettorale, mentre è legittimo ritenere che le “polizze” sui rischi dello scenario di quest’anno siano eccessivamente care.

La seconda scadenza è un “obiettivo mobile”, ed è più soft: si tratta della possibilità che la Merkel riesca finalmente a convincere il suo elettorato e la comunità europea nel suo complesso che la tendenza della Germania a utilizzare questa crisi come una sorta di monito “morale” sulle virtù di frugalità e disciplina, si trasformi invece in un balzo in avanti nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Non dimentichiamoci infatti che quando Berlino stava implementando misure di austerità all’inizio del secolo, il resto del mondo stava marciando con i motori a pieno regime, con in particolare i partner europei in pieno boom dei consumi (aiutando quindi le esportazioni tedesche).

È una questione di equilibrio, più che di deus ex machina. Un equilibrio apollineo…

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