Il 6 giugno: che giornata!

Oggi è un giorno aneddoticamente famoso: il 6 giugno del 1944 c’è stato lo sbarco in Normandia (l’Operazione Overlord) e nel 1861, a casa nostra, morì Camillo Benso Conte di Cavour. Dal punto di vista astronomico, oggi c’è stato l’unico passaggio di Venere, per questo secolo, sulla traiettoria del Sole, mentre a livello di mercato ci sono le banche che fanno +3.6%. Ma sono altre le citazioni/coincidenze che ci interessano…

Sul Financial Times di oggi Martin Wolf ci illumina scrivendo che “before now, I had never really understood how the 1930s could happen. Now I do. All one needs are fragile economies, a rigid monetary regime, intense debate over what must be done, widespread belief that suffering is good, myopic politicians, an inability to co-operate and failure to stay ahead of events. But investors who are buying bonds at current rates are indicating a deep aversion to the downside risks. Policy makers must eliminate this panic, not stoke it”. Una delle firme più influenti dell’FT elenca crudamente quali elementi stanno oggi avvelenando il sentiment di mercato, e “ci azzecca” su tutta la linea.

Dall’altro lato dell’Oceano Atlantico, sento per caso su CNBC Marc Faber e Jeremy Siegel (uno noto investitore bear, l’altro esimio professore dell’università di Wharton e famoso permabull) che discernono sull’opportunità dell’investimento azionario rispetto a quello obbligazionario. Faber dice che “everything looks bad at the present time and people are relatively bearish. At the same time, you have the 10-year note at less than 1.5 percent and you have stocks like Johnson & Johnson yielding almost 4 percent”. Siegel proclama con più convinzione che “this is the first time in 60 years that dividend yields on the market exceed long-term interest rates. It’s the first time in 60 years when you don’t need gains in stocks, that you don’t need higher returns than gains in bonds. You don’t have to worry so much about the day-to-day volatility if the corporation, if the firm has good coverage on its dividend, because it’s going to continue to pay.

Ora, per tornare a noi, il rimbalzo del “gatto morto” si può sempre verificare in un mercato ribassista (oggi gli spread si riducono di 10bps in Italia, il FTSE MIB chiude a +3.5% e le banche sono uno dei migliori settori di oggi) soprattutto dopo giornate di volumi molto bassi e di aspettative ancora più depresse. Molti si attendevano un intervento della BCE di Draghi, magari con la proposta di un nuovo LTRO o di un rilassamento delle regole per la collateralizzazione dei prestiti che la banca centrale fa ai singoli istituti commerciali, ma niente di tutto ciò è avvenuto. Anche perché è importante (per Draghi) mantenere la pressione ancora alta sul fronte politico: non c’è nient’altro che può avere infatti la forza sufficiente per smuovere la macchina riformatrice europea nella direzione giusta e con l’adeguata velocità. L’abbrivio sembra esserci, anche se ancora oggi il presidente della Buba si è lasciato intercettare da Le Monde (giornale francese che si è schierato con le proposte di Holland sui temi che ci interessano) giusto per reiterare ovvi e intelligentissimi messaggi, che tuttavia fanno sempre male al sentiment. Come ad esempio, quella in cui dice che “non si presta la propria carta di credito a qualcuno su cui non si ha alcun controllo di spesa”. E in effetti, dal lato tedesco, non ha tutti i torti.

Comunque, il 6 giugno del 1971 c’è anche stato il lancio della Soyuz 11, una navicella che aveva il compito di agganciarsi alla stazione spaziale sovietica (come effettivamente fece). Gli astronauti, purtroppo, morirono tutti al rientro sulla Terra, per un banale incidente (la classica valvola difettosa). Speriamo che questo “aggancio” della Germania nella partita riformatrice “depressurizzante” non abbia le medesime conseguenze per l’equipaggio di Europa…

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