Altra giornata estremamente positiva, con dati favolosi dal mercato del lavoro negli Stati Uniti: Non-Farm Payrolls a +243mila contro aspettative di +140mila, ma soprattutto tasso di disoccupazione in calo all’8.3%. Anche il comparto dei servizi, con l’ISM non-manifatturiero, ha sorpreso gli analisti (56.8 contro 53.2) e accelerato ulteriormente il passo dell’espansione economica statunitense: no recession in sight! E la reazione sui risky-asset non si è lasciata attendere: as of writing, Eurostoxx 50 +1.3%, S&P 500 +1.3%, FTSE MIB +1%, Russia +1.6%, Brasile +1.3%. Naturalmente, questo ha un impatto innanzitutto sui Treasuries – che vedono il tasso alzarsi di 10bps nel giro di un paio d’ore – ma anche sui Gilts e sui Bunds. Il BTP è stabile, mentre stringe il Portogallo (di 72bps). Insomma, una chiusura di settimana particolarmente confortante.
E tutto ciò combacia miracolosamente con alcuni degli “up-side risks” discussi nelle scorse settimane. Ovvero, una crescita economica più forte delle attese, visto un consensus ancora eccessivamente attento ai “down-side risks”, e quindi più propenso a detenere liquidità piuttosto che mettere la stessa a “lavorare” sul mercato azionario. A proposito di liquidità, il movimento molto brusco di quest’ultimo mese sul BTP mi fa pensare che il mercato abbia già abbondantemente scontato gli effetti e le potenzialità delle Longer-Term Refinancing Operations promosse dalla BCE (e che quindi su quel fronte ci sia meno potenziale). A proposito di crescita, invece, credo che la Fed avrà meno incentivo a essere particolarmente generosa sul fronte monetario, dato che i dati macro sembrano risolversi – almeno per il momento – verso una prospettiva più rosea (quindi, giusto rimanere bullish, ma con un occhio vigile agli eccessi tattici).
Per certi versi simile è il discorso che si può fare per i mercati emergenti, catturati da questo vorticoso “liquidity-squeeze” iniziato a fine novembre 2011. La Russia – uno dei mercati più “cheap” – vive un’intensa stagione politica (non solo la Piazza Rossa, ma anche il Cremlino al suo interno è spaccato) ma si crogiuola anche nella prospettiva che la ratifica dell’accesso alla World Trade Organization porti con sé maggiore crescita, più posti di lavoro e un’incremento degli investimenti. Il Brasile gode dell’atteggiamento risk-on complessivo: il reais si apprezza, il decennale quota meglio del BTP (ma non è una novità) e la politica monetaria è assolutamente “supportive” per l’economia domestica. Infine, la Cina – giocata attraverso Hong Kong (+11.5% da inizio anno, contro il Shanghai Composite a +4.64%) – è probabilmente “under-owned”, con valutazioni estremamente a sconto a causa della percezione eccessivamente negativa sui temi di crescita locale: una congiuntura mondiale più forte, magari trainata dagli Stati Uniti, farebbe molto bene anche a Pechino.
Detto ciò, confermo la disciplina che credo sia opportuno mantenere in questa fase di mercato. Cavalcare il mercato, ma monitorando al contempo più i rischi che le fonti di “alpha”: il processo di deleverage portato avanti dalle economie sviluppate è appena iniziato e si farà sentire nel corso dei prossimi anni; la BCE ha posticipato un tema di “funding” per le banche europee che dovremo riaffrontare più avanti (sperabilmente con buoni risultati); infine, la partita in Grecia è ancora irrisolta, lasciando che la settimana si chiuda senza sostanziali novità sul fronte delle ulteriori manovre che Atene dovrà inventarsi per ottenere altri aiuti.
A questo proposito, mi sento di citare il capo della Chiesa Ortodossa Greca, Geronimo II: “We are being asked to take even larger doses of a medicine that has proven to be deadly and to undertake commitments that do not solve the problem, but only temporarily postpone the foretold death of our economy”. Amen…