Giornata per molti versi straordinaria, con i mercati in modalità “risk-on” in Europa (Eurostoxx 50 +2.24%) e negli Stati Uniti (S&P 500: +1.26%), ma anche nei paesi emergenti (Brasile +2.25%, Russia +2.03%) con l’esclusione dell’Asia (Shanghai -1.07%, Seoul +0.18%). Il BTP stringe di altri 33bps e ora il decennale è sotto il 5.7%. Anche il Portogallo fa molto bene (-85bps) e pure la Spagna migliora il differenziale con la Germania (ora a +294 punti). L’euro/dollaro sale a 1.3199, mentre l’euro/yen rimane sopra 100. Una giornata perfetta per chi ha mantenuto un posizionamento ciclico e sovrappesato sull’azionario.
Molti fattori stanno contribuendo a rendere più longevo questo rally: in particolare, gli investitori istituzionali sono ancora poco o sotto “investiti” e i fondamentali macro continuano a migliorare. Oggi sono usciti i dati sul comparto manifatturiero negli Stati Uniti e in Cina, e da entrambi i casi si può desumere che stiamo per arrivare a un bottom nel “momentum” della produzione industriale globale. Di negativo rimane solo l’impatto delle ultime misure fiscali (ancora tutte da sentire) e l’incognita di Atene. Anche oggi si leggono “rumours” sul fatto che un agreement sia distante solo poche ore (e quindi vedremo solo domani l’effetto in Europa, nel caso l’annuncio fosse confermato), con un 72% di haircut, 3.6% di coupon, un warrant sull’andamento del GDP e – aspetto molto significativo – nessuna partecipazione al PSI da parte della Banca Centrale Europea.
Sulla Grecia mi sembra di assistere a una rappresentazione “live” del paradosso di Zenone, quello in cui – seguendo la riproposizione di Jorge Luis Borges – Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla.
La crisi che stiamo vivendo ha la medesima struttura (non riusciamo mai a raggiungere la soluzione-tartaruga), salvo che i paradossi sono molti di più. Ho prima evidenziato che, allo stato attuale, la BCE non sembra voler partecipare alla ristrutturazione del debito greco. In teoria, dicono da Francoforte, le obbligazioni greche nel suo bilancio (tra i 45 e i 55 miliardi) sono state acquistate per consentire un corretto funzionamento dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria in area euro. L’ovvia deduzione è che se la BCE fosse costretta a partecipare al PSI, la perdita secca dovrebbe essere registrata e coperta da un aumento di capitale da parte delle banche centrali nazionali (la base monetaria si contrarrebbe? Da dove prenderebbero i soldi le banche centrali di Grecia e Portogallo? Il Securities Markets Programme avrebbe ancora senso?). Se invece non partecipasse, qualcun altro – alla scadenza di questi 45-55 miliardi di bond – dovrebbe trovare il modo di fornire ad Atene la liquidità per ottemperare ai suoi impegni con la BCE. Ergo, per qualcuno la perdita ci sarebbe comunque.
Allo stesso modo, non è possibile ritenere la BCE totalmente e illimitatamente immune a questo PSI: anche in presenza di un possibile default, a nessuno può essere garantita la possibilità di ergere a proprio scudo la “distintiva giustificazione dell’investimento”, ovvero la motivazione che all’origine ha spinto quel creditore specifico ad acquistare certe obbligazioni. E smontando la presunta “seniority” della BCE – sta qui il paradosso – verrebbe meno qualsiasi possibilità di ulteriori interventi della Banca Centrale sul mercato secondario, perché anche se motivati da decisioni di politica monetaria, tali acquisti non sarebbero “scudati” da un eventuale default o ristrutturazione del debitore.
Il paradosso quindi rimane: se parafrasassimo quello della “freccia” di Zenone, in questo caso la soluzione sarebbe impossibile, in quanto la somma di posizioni non concilianti non risulterebbe in un accordo win-win per le parti…e la tartaruga rimarrebbe quindi imbattuta…
















