Pulsazioni della check-list

A fine maggio avevo preparato una check-list con l’intenzione di misurare le “pulsazioni” di questa crisi, così da avere un ancoraggio in più rispetto alle derive emozionali che i mercati e i politici europei ci avrebbero fatto subire prima di una risoluzione finale della stessa. Oggi, infatti, i listini rassomigliano a degli inesperti corteggiatori che, una volta incrociati gli occhi scuri e intensi della loro “bella”, dall’emozione stentano a controllare la propria voce e, quindi, strappano le proprie corde vocali emettendo dei suoni acutissimi. L’Italia a +4.9%, la Spagna a +4.2% e l’Europa nel suo complesso a +4% (senza parlare delle banche!!) sono certamente degli acuti notevoli. Ma sono destinati a durare? Quanto sono consumate le corde vocali degli investitori? Rivediamo allora la check-list:

1) La Merkel riesce finalmente a riorientare l’agenda dell’opinione pubblica tedesca da politiche di “bilancio” a politiche “pro-crescita”. Il Growth Pact sta avanzando grazie a Spagna, Francia e Italia (si parla di € 130 miliardi), ma l’opinione pubblica tedesca non ha ancora sposato un nuovo paradigma, e le somme di cui si parla non sono lontanamente vicine a un piano Marshall per l’Europa

2) La Germania accetta di buon grado che inflazione (intesa soprattutto come aumento dei salari) aiuti sia i consumi interni sia i paesi più deboli della periferia dell’area euro. Qui le aperture di Shaeuble devono trovare implementazione nell’economia reale

3) I famigerati Euro-bond vengono approvati come strumento di finanziamento comunitario, anche in termini di “responsabilità” comune tra i paesi dell’Unione, che congiuntamente implementeranno anche politiche fiscali armonizzate ed equilibrate. Qui siamo ancora lontanissimi dall’ipotesi di mutualizzazione del debito

4) L’EFSF e l’ESM vengono autorizzati a fornire i fondi necessari per ricapitalizzare le banche in difficoltà. Entrambi gli strumenti stanno subendo delle modificazioni (come ad esempio la possibilità di iniettare capitali direttamente nelle banche senza passare dagli Stati), ma sono comunque strumenti di debito per risolvere problemi di debito

5) All’ESM viene fornita la licenza bancaria, che gli consente di accedere quindi – senza limiti – alle strutture monetarie della Banca Centrale Europea. Non si è parlato di licenza bancaria, e la BCE rimane l’unica istituzione il cui bilancio può avere il ruolo di circuit-breaker agli occhi del mercato.

6) I depositi di tutta l’area euro vengono garantiti da un programma simile all’americana Federal Deposit Insurance Corporation, così da scongiurare qualsiasi fuga di depositi. Non ci sono stati progressi, ed è un prerequisito alla creazione di un’unione bancaria europea

7) La Banca Centrale Europea taglia i tassi tra i 25bps e i 50bps nei prossimi due mesi, reintroducendo una forma di Security Markets Program dagli obiettivi dichiarati e illimitati (ad esempio, un livello massimo di tasso su vari tratti di curva di alcuni paesi dell’area euro). La BCE taglierà i tassi a luglio e opererà come “agente” per intervenire sui mercati tramite l’EFSF/ESM a sostegno dei paesi compliant ma con difficoltà di accesso ai mercati

8) Le elezioni in Grecia – anche con l’assist elettoralmente spendibile di tutte le misure di cui sopra – portano al governo una coalizione responsabile e in grado di contrattare ragionevolmente con la Troika i termini del bail-out. La coalizione c’è, le negoziazioni sono alle primissime fasi

9) Le riforme sul mercato del lavoro proseguono, in ottica anche di mobilità intra-europea. A differenza degli Stati Uniti d’America, infatti, gli Stati Uniti d’Europa non esistono, e soprattutto non esiste la medesima motilità lavorativa tra singoli paesi. Su questo aspetto non ci sono visioni, né possibilità concrete nel breve termine

10) Si concretizza una reale integrazione fiscale che monitori i deficit, i piani di spesa e i sistemi di tassazione di ogni singolo paese, in un’ottica di maggiore armonizzazione comunitaria (o federale). La Germania sta puntando a uno “csar” che a livello europeo abbia l’ultima parola sui budget dei singoli paesi. È il passo più delicato dal punto di vista geopolitico, ed è improbabile che questo punto venga smarcato presto.

Overall, quindi, abbiamo alcuni elementi della lista che sono stati affrontati, molti discussi e tanti altri ancora che sono stati messi da parte. Per il momento, ci rimane un’unica soddisfazione (parafrasando Winston Churchill): “nessun popolo è più sconvolto dei tedeschi quando i loro piani falliscono. Non sono in grado di improvvisare”. A questo riguardo, i vari nostri SuperMario hanno già ottenuto qualcosa, ma la strada da percorrere rimane ancora lunghissima.

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