Tanti temi per la Merkel

Il mese di giugno sta per concludersi con il botto, quale che sia il risultato del summit europeo a Bruxelles di questi due giorni. In un movimento brusco (e forse insostenibile nel breve termine) alcuni mercati in particolare hanno registrato performance spettacolari: si pensi, ad esempio, al quasi 10% della Spagna, o al più che onesto 3.84% dell’Italia. Gli spread, in realtà, sono rimasti volatili e invariati rispetto all’inizio del mese, mentre il ruolo di “perdente” in quest’inizio d’estate è toccato alla Germania: Bund che dall’1.17% è passato all’1.5%, e DAX che – as of writing – sta facendo -2.2% da inizio mese.

Dal punto di vista fondamentale il flusso d’informazioni macroeconomiche non lascia ben sperare per la congiuntura globale: ovunque, stiamo osservando dati in peggioramento, sebbene si possa anche affermare che tali rilevazioni sono per la maggior parte backward looking e, quindi, abbiano uno scarso valore predittivo. Certo le sorprese macro sono a livelli piuttosto bassi: ciò significa che l’eventualità di un re-rating dei risky asset – nel caso di un miglioramento marginale dello scenario – è più elevata di un mese fa. O per dirla in parole più semplici, molte delle notizie negative sono state prezzate dai mercati.

Comunque sia, pensare di prendere posizioni o scommesse importanti prima di un summit europeo è probabilmente eccessivo, visto il track record dei nostri politici. Ma c’è chi ha approfittato sicuramente dello storno di maggio per andare in sovrappeso, sperando in un proseguimento dello scenario muddle through. Difficile pensare, però, che la Merkel possa concedere più di un’apertura sui vari temi sul tavolo: abbiamo il problema della ricapitalizzazione diretta delle banche (e non attraverso il bilancio dei singoli Stati), nonché la licenza bancaria che l’ESM potrebbe ricevere per attivare meccanismi di finanziamento con la BCE; ci sono gli aspetti relativi alla seniority dei prestiti ufficiali e l’annoso problema di come stabilizzare i Titoli di Stato di Spagna e Italia; vengono infine le questioni sulla supervisione bancaria pan-europea e sul patto di crescita, nonché gli argomenti di più lungo termine sull’unione bancaria e sull’emissione di obbligazioni europee (o Eurobond/Eurobill). Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta ed è difficile ritenere che la Merkel possa concedere tanti spazi relativamente a ciascuno di questi item in agenda.

Tuttavia, qualche motivo per ben sperare rimane ancora: rispetto agli anni ’30 del secolo scorso, oggi ci sono schiere di economisti che spiegano e reiterano su qualsiasi media possibile le ricette per risolvere la crisi. E nascono addirittura “manifesti per il buon senso economico” promossi da illustri premi Nobel (nella fattispecie, Paul Krugman attraverso http://www.manifestoforeconomicsense.org/). Ma come abbiamo spiegato più volte, è lo stress che porterà alla fine a trovare una soluzione alla crisi che tamponi le ferite di breve termine e guarisca i malanni di lungo periodo.

But we’re not there, yet. More blood needs to be on the streets…

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