L’opportunità egemonica (mancata)

Durante gli anni ’70 uscì un libro dal titolo World in Depression, scritto da Charles Kindleberger, mitico professore d’economia al MIT di Boston. Nella nuova edizione recentemente pubblicata (con importanti e autorevoli prefazioni) si rilegge quanto abbiamo ricordato mercoledì scorso nelle “Lezioni dal 1931”. Ci sono tre insegnamenti fondamentali che si possono trarre dal decennio che va dal 1929 al 1939: l’importanza dei fenomeni di panico nei mercati finanziari (di cui siamo stati testimoni più di una volta), il potere del contagio all’interno dei sistema creditizio globale (che ci ha toccati come prestatori e prenditori di fondi) e la rilevanza del concetto di egemonia in un contesto geopolitico privo di attori “in grado” o “desiderosi” di assumersi le responsabilità che gli spettano (aspetto che si traduce, al momento, in un’opportunità mancata).

Faccio un inciso che ci riguarda tutti, come cittadini Europei. Il mondo non è solo fatto di galantuomini che – sulla base esclusiva della fiducia – garantiscono un credito ad altrettanti gentiluomini che ne rispettano le condizioni con un’aprioristica parsimonia. Purtroppo, come ha scritto recentemente Alesina, il “tavolo” della mensa è spesso colmo di commensali tanto amiconi quanto irresponsabili che, nella speranza di spartirsi il conto “alla romana”, si abbuffano di aragoste e champagne facendo poi pesare la cuenta anche su quei convitati che hanno limitato il loro desinare a una semplice insalata con acqua minerale. Attraverso questa metafora, Alesina descrive l’Europa dei giorni nostri – ma anche, più in generale, le economie sviluppate, le quali, secondo la Bank of International Settlements, avranno bisogno di 20 anni di surplus primario nell’ordine del 2% per annum (prima del pagamento degli interessi) per riportare il rapporto debito/PIL ai livelli pre-crisi.

Ma se Alesina si lascia andare all’allegoria, Kindleberger affonda la sua analisi sullo studio della storia e ci suggerisce oggi una rilettura della crisi che richiama molte delle riflessioni geopolitiche che – soprattutto l’anno scorso – riempivano queste righe. Leggendo Reuters che riporta la dichiarazione della Merkel che “Europe will not have shared total liability for debt as long as I live”, non posso che disperarmi della miopia politica del Cancelliere tedesco. L’Europa oggi è priva di una potenza egemone, così come ne era priva a cavallo tra gli anni ’20 e gli anni ’30 del secolo scorso. Gli Stati Uniti (e allora l’Inghilterra) non sono in grado di avere un ruolo preminente, né hanno il mandato per farlo. La Banca Centrale Europea, nonostante una leadership più attiva e lungimirante dell’attuale governatore, è legata mani e piedi dallo stesso rigorismo che dovrebbe contrastare, libera come invece dovrebbe essere dai condizionamenti politici. E, infine, abbiamo uno stormo di mandarini che affollano le stanze del potere in Germania, grandemente manchevoli rispetto all’opportunità geopolitica che i viziosi PIIGS gli stanno offrendo su un piatto d’argento e, soprattutto, moralmente inadeguati a vestire i panni dei “santi”. Se era sciocco pensare che due guerre mondiali avrebbe consentito alla Germania di ottenere finalmente un’egemonia continentale il secolo scorso, oggi è forse meno irrealistico – per il bene comune – ritenere che se decidessero di salvare “capra e cavoli” otterrebbero d’ufficio un’investitura europea, guidata innanzitutto dal desiderio di quieto vivere dei cittadini dei PIIGS.

La storia è lì per essere letta criticamente.

I mercati sono appesi a un filo perché mancano non solo galantuomini, ma anche statisti che siano in grado di intravvedere oltre questa crisi un’opportunità epocale.

Che non esagerino con la loro Schadenfreude.

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