Nell’ora più difficile, quella in cui il rosso dipinge di fosche tinte gli schermi di trader e investitori d’ogni dove, viene in aiuto la fantasia. Anzi, la fantapolitica. Questa ci permette forse di dare un senso allo storno odierno, in un lunedì che vede il nostro mercato perdere oltre il 4%, trainato al ribasso soprattutto dai titoli bancari. In chiusura di giornata il BTP è di nuovo vicino al 6%, e la Spagna allarga di oltre 40bps. In un contesto d’incertezza, sono oramai pochi i ripari sicuri – anche perché, nominalmente, quest’ultimi sono andati via via scemando nel corso degli ultimi tre/quattro anni. Pure il famoso detto “cash is king” ha perso molta della sua valenza (almeno qui in area euro).
La settimana appena iniziata è importante per noi, Europei e Italiani. Ed è qui che si può trovare il richiamo alla fantapolitica (citato altresì da Wolfgang Münchau sul Financial Times odierno) o alla speranza. Il 28 e il 29 giugno assisteremo a un summit europeo le cui premesse non sono delle migliori: causa malanni di vario genere, ci saranno alcune importanti defezioni da Atene. La Pizia li avrebbe interpretati come pessimi segni del destino, presagi di un oracolo che sta per emanare una sentenza definitiva sul nostro futuro, combinandosi irriverente con gli eventi calcistici. Giovedì non ci sarà solo un match “fisico” a preoccupare ed entusiasmare le persone, ma potrebbe anche accadere qualcosa di più epocale: uno spartiacque politico dalle irreversibili conseguenze.
Come ormai sappiamo, il problema di questa crisi risiede innanzitutto nell’euro e nel suo implicito meccanismo di tasso di cambio: i paesi europei si sono allacciati a un regime di tasso fisso iniziale (ovvero il prezzo relativo delle loro valute nazionali) con la promessa di non cambiarlo mai. Si è trattata di una scommessa politica (ed economica) il cui successo si basava sulla convergenza delle produttività dei singoli paesi o, alternativamente, sulla previsione che i lavoratori europei sarebbero stati molto più “mobili” all’interno dell’Unione. Difficile dire quale delle due fosse la previsione più strampalata. Ai tempi, si è trattato sicuramente di fantapolitica. Infatti, come si è dimostrato, l’unica cosa di “mobile” che c’è stata è stato il flusso di capitali, che però ha viziato alcune economie periferiche, i suoi elettori e le classi politiche “regnanti” (generando i problemi che tutti conosciamo) e ha avviato una strana narrativa (e percezioni erronee) in qualche paese particolarmente prodigo. Alla ricerca di una cura, si è pensato che la BCE potesse utilizzare la sua bacchetta magica; ma, come ha autorevolmente spiegato la Bank for International Settlements, il metodo “monetario” alla risoluzione della crisi ha fatto e può fare solo da ponte, dato che non può riparare i bilanci, non può aumentare la produttività dei fattori economici e non può avviare la politica verso un percorso di sostenibilità.
La fantapolitica, tuttavia, non era solo quella dei padri fondatori dell’euro: essa aleggia anche oggi, in questi giorni, in queste ore. Quelle che prima erano soltanto voci, ora trovano sempre più eco: l’Italia potrebbe andare incontro a un “rischio elezioni”. Il mercato reagisce, la politica si muove e, per chi conosce gli attori in gioco, è facile ritenere che nessuna dichiarazione sia stata lasciata al caso. La partita in gioco non è solo calcistica: chi è ora al timone può tentare per l’ultima volta una scommessa, quasi una minaccia. Il pericolo d’elezioni anticipate in Italia sarebbe un colpo difficile da incassare per i mercati finanziari, e probabilmente molti in Europa sarebbe finalmente pronti al compromesso su tanti altri temi. Si tratta di un dribbling difficile: vista la genesi di questo Governo, avremo qualcuno che staccherà la spina (sparigliando le carte, come spesso accaduto in passato) o ci saranno minacce di dimissioni (subito ritirate) rivolte non tanto al nostro Parlamento, ma piuttosto a qualche teutonica interlocutrice?