L’euforia della mattinata si è esaurita completamente in chiusura di sessione (Eurostoxx 50: -0.29%, FTSEMIB: -2.79%, Bonos a dieci anni in allargamento a +32bps). La ricaduta sulle borse europee è stata pesante, con alcuni titoli bancari che sono tornati vicini ai minimi delle ultime settimane. Col senno di poi, il breve rally degli ultimi giorni era stato guidato dall’attesa di significativi interventi politici – che di fatto abbiamo avuto durante il week-end, con le notizie del pacchetto di salvataggio per le banche spagnole. Ma a conti fatti, la sensazione è che – come dicevamo giovedì scorso – questo rally fosse da vendere più che da comprare.
I dati macro sul lato dell’offerta sono ancora deboli, soprattutto in Europa (e ora anche in Germania): riflettono sostanzialmente l’incertezza delle imprese in relazione al “passo” che la politica comunitaria sta mantenendo. Come scriveva oggi sul Financial Times Munchau, “whereas until recently financial markets knew nothing about EU politics, they now know too much”: ovvero, qualsiasi comunicato dell’Unione Europea e dei suoi leader verrà scandagliato e analizzato a fondo, riflettendosi quindi anche sui mercati ed evidenziando un impatto sempre più limitato sugli stessi corsi azionari. L’effetto sorpresa stile-LTRO sarà sempre più limitato, a meno di veri cambi di paradigma. Le imprese non stanno investendo, ed è quindi difficile prevedere quale sarà il momentum della produzione industriale globale nel breve e medio termine (elemento che ci aiuta a capire anche come performeranno i risky asset). A bocce ferme, stiamo assistendo a un rallentamento della supply che è figlio dell’incertezza sul futuro dell’area euro. E dal lato del mercato, i rischi dello scenario sono scontati in modo eccessivo rispetto alle reali dinamiche del lato demand (ovvero, le valutazioni dei safe asset sono abnormemente care).
In Spagna, questa paventata ricapitalizzazione del sistema bancario avrà le vesti di un prestito ufficiale (100bn = 10% del PIL iberico), addobbato però in modo tale da far percepire meno che, di fatto, peggiora la situazione debitoria di Madrid (e, quindi, va ad alterare nuovamente le dinamiche del funding sovrano). Non è cinico vederla così, ma con le limitate informazioni a nostra disposizione, ci sembra che quanto è uscito dal week-end fosse già ampiamente atteso e scontato dai mercati nel corso della settimana scorsa. Ed ecco quindi, su volumi leggeri, un po’ di profi taking tra chi era andato lungo negli ultimi dieci giorni. Anche l’Italia soffre di riflesso, ma non per una reale forza di vendita caratteristica di un nuovo trend: tra i desk si parla più che altro di fondi macro che stanno chiudendo dei lunghi sul mercato nel suo complesso, mentre c’è pochissima attività sui singoli nomi.
L’attenzione degli operatori è sulle elezioni in Grecia del prossimo fine settimana, e sulla preparazione del meeting dei leader europei a fine giugno: se nel primo caso non credo vi saranno sorprese negative (la mossa del week-end dell’Eurogruppo potrebbe trasformarsi in un assist elettorale per i partiti pro-bailout), sul secondo tema si fa sempre più strada l’ipotesi che anche la Germania accetti formalmente l’avvio di un cosiddetto European Redemption Fund per affrontare il problema del debito in eccesso del 60% sul PIL dei paesi dell’area euro.
Quindi, ancora volatilità nel breve termine fintanto che dalle pianure teutoniche non arriveranno novità sostanziose.
Ricordandoci sempre che “si minus morbo evadit, non eius, sed Medici est culpa”.