Che dire, giornata dei record: Bund decennale all’1.26%, Bund a due anni allo 0.002%, spread sui Bonos ai massimi (+534bps) e, nominalmente, al 6.6%. Non dimentichiamoci che ad aprile scorso lo spread tra Portogallo e Germania è andato per la prima volta sopra i 500 punti base e che sono passate solo due settimane da quello sforamento prima che Lisbona formalizzasse la richiesta d’assistenza all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale.
La situazione, quindi, rimane tesa – per lo meno a livello di mercato. Ma sono ovvie queste considerazioni: la narrativa politica e la gestione della partita attualmente in corso spinge incontrovertibilmente nella direzione di rinnovati stress. Perché solo con le pressioni “obiettive” dei mercati, i politici (soprattutto e quasi esclusivamente tedeschi) potranno convincere l’opinione pubblica a riorientare il proprio sguardo verso soluzioni e cornici interpretative nuove. È un copione già scritto e che, come abbiamo detto più volte, era stato invocato anzitempo da chi, questa unione, l’ha voluta così fortemente nella seconda metà del secolo scorso. E allora, in quest’ottica, poco importa che l’IBEX perda un altro 2.6%, il FTSE MIB soffra ancora (-1.8%) e l’euro/dollaro sia in caduta libera a 1.24 (finalmente!!!): il progetto politico della moneta unica e dell’Unione Europea era stato già pensato “a senso unico”, e un suo arresto o dietrofront avrebbe causato tali e tanti drammi da renderne impossibile un suo deragliamento. Non può quindi fallire.
Ora, naturalmente, è il momento dello scetticismo: sottoscrivo pienamente chi dice “we know what we pay but God knows what we are going to get” e individua il deficit più grande nel tema di leadership in Europa: non abbiamo più statisti, bensì piccoli uomini. E, d’altro canto, non posso non pensare a cosa sta cercando di comunicare il mercato – nel suo complesso – a chi pianifica e decide la politica economica dei nostri paesi (pensate solo ai tassi sul Bund a due anni): ieri avevamo fatto cenno alla possibilità che la Spagna e la Commissione Europea potessero concepire il ricorso ai fondi dell’EFSF/ESM per ricapitalizzare le banche spagnole, e quando la notizia è stata ufficializzata oggi per voce di Barroso, il mercato ha subito reagito con un certo entusiasmo, salvo poi deprimersi nuovamente a causa dell’improvvido intervento di qualche portavoce teutonico. Che in termini di rigore, non hanno rivali; ma che in questioni di tatto, sono dei ronzini…
La risposta ai nostri problemi è quindi già visibile a tutti, anche perché se volgiamo lo sguardo oltre i PIGS (ed escludo da questo acronimo la nostra tremolante Italia), una volta sistemati tutti con programmi adeguati e sufficientemente capienti, l’intera comunità finanziaria potrà finalmente dedicarsi ad altri più impellenti questioni. Come, ad esempio, il falso problema del debito negli Stati Uniti o la crescita “a tutti i costi” in Cina. E se oggi si trova anche il tempo, tra corvi e corvacci, di sparlare di loggia ecclesia in riferimento alle turbolente vicende vaticane, io dico che lo stress di mercato ci aiuterà forse a smontare pezzo per pezzo una ben più dilettantesca loggia imperita,che a livello europeo, fino ad adesso, non ha combinato altro che pasticci. Ma ci vorrà ancora un po’ di pazienza…