Altri passi avanti?

L’umorista Franklin P. Jones una volta scrisse che “the trouble with being punctual is that nobody’s there to appreciate it”, massima che si potrebbe ben applicare anche a chi – a torto o a ragione – tenta di fare un buon timing mercato senza che vi sia un immediato riscontro in termini di risultati. La speranza è sempre che nel “lungo termine” si venga a realizzare quel valore che, per citare Warren Buffett (“price is what you pay; value is what you get”), dovrebbe essere il fine ultimo di ogni investimento.

L’aver steso una check-list di eventi/fatti che, sommati tra loro, potrebbero portare a un mutamento radicale di framework, ci permette di avere un rapporto meno emozionale con quanto avviene sul mercato. L’attività di trading in queste ultime sedute è piuttosto scarna, con movimenti intra-day che non hanno né capo né coda: ovvero, molti navigano a vista. Ma il newsflow sotterraneo è piuttosto suggestivo. Prende infatti piede l’ipotesi che la Germania – anche grazie a un certo attivismo di alcune frange dell’opposizione e alla moral suasion di Monti – sia in procinto di aprire all’idea che uno schema di solidarietà e di responsabilità collettiva possa essere implementato senza trasformarsi in un indefinito strumento di mutuo soccorso, chiaramente anticostituzionale per i supremi giudici di Berlino. La proposta riguarderebbe un veicolo già condiviso l’anno scorso da www.vox.eu e che di nome fa European Redemption Fund: sostanzialmente sarebbe un fondo di “transizione” per l’ammontare di debito che supera il 60% del PIL nazionale, con una scadenza massima di 25 anni. Di fatto lo stock di debito verrebbe diviso in due tronconi: una parte – in eccesso del 60% sul PIL – andrebbe all’interno di questo fondo (che sarebbe man mano estinto in 25 anni) e l’altra – al di sotto del 60% – rimarrebbe sui libri di ogni singolo stato. Ogni paese però dovrebbe naturalmente imporre dei freni legali all’incremento del debito stesso oltre la soglia nominale del 60%. La solidarietà del meccanismo consentirebbe di avere costi d’interesse più contenuti, mentre la responsabilità del patto sottostante sottenderebbe un impegno dei partecipanti a uniformare la politica fiscale secondo certe linee guida, così da evitare qualsiasi fiscal slippage.

Questo è un punto fondamentale, forse un compromesso, ma certamente rappresenta un passo avanti notevole. Il prossimo, come dicevamo ieri, è quello in ottica di “armonizzazione” del sistema creditizio europeo, con la possibilità di avere accesso a risorse e a regulator centrali che possano intervenire sui singoli istituti: pensate al caso della Spagna, dove secondo alcune stime potrebbero essere richieste risorse tra i 50bn e i 60bn per ricapitalizzare alcune banche listate a Madrid. Uno sforzo che il paese non potrebbe sostenere, visto che nella seconda metà dell’anno avrebbe già da affrontare una faticosa recessione auto-inflitta dalle misure di austerità fiscale sinora approvate. L’accesso ai capitali dell’EFSF e del presto attivo ESM (inizio luglio) potrebbe alleggerire gli obblighi di Madrid e, quindi, calmare le tensioni anche sui mercati obbligazionari. Gli spread sono nuovamente a livelli pericolosi: i Bonos quotano a 500bps sopra il Bund, i BTP si allargano anche sulla parte breve (quasi 400bps contro lo zero “reale” del Bund).

Quindi, occhi puntati sulla Commissione Europea…perché pare proprio che qualcosa sia in arrivo su questi temi!

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