Contro i mulini a vento

Oggi è il giorno della memoria negli Stati Uniti. Si rende omaggio ai caduti di tutte le guerre e, conseguentemente, le attività sui mercati vedono un forte calo della liquidità: l’andamento intra-day in Europa ne testimonia l’importanza, con una performance dell’Eurostoxx 50 che è passata dal +1.3% dell’apertura al -0.68% della chiusura. Anche gli spread ne risentono, con Spagna e Italia in allargamento rispettivamente di 15bps e di 7bps. I sondaggi che arrivano da Atene mostrano un vantaggio di New Democracy di 5.7 punti contro la sinistra radicale, ma sono notizie non sufficienti a sostenere i mercati. Perché quello che apparentemente preoccupa è ora la battaglia contro i mulini a vento della Spagna.

Cervantes faceva dire al suo Don Chisciotte che “due soli lignaggi ci sono nel mondo – come diceva una mia nonna – cioè, l’avere e il non avere”, e in questo momento Madrid “non ha”. Quello che spaventa in molti è il settore bancario, che con il caso Bankia sta tenendo sotto scacco il listino (-2% nella giornata di oggi) e mette in apprensione gli investitori in quando “bersaglio mobile” che sfugge a una definitiva valutazione della sua “unica” (come dice Rajoy) problematicità. Una questione che coinvolge anche la politica comunitaria, però, dato che oggi lo stesso primo ministro spagnolo ha affermato che “EU bailout fund should be able to recapitalize banks directly”: certo, visto che altrimenti chi paga i conti sarà soltanto il governo di Madrid, e quindi i propri contribuenti.

Bankia è il frutto di un’unione tra sette istituzioni finanziarie – le cosiddette “cajas” spagnole – con l’obiettivo di gestire in modo più efficiente gli asset tossici contenuti all’interno dei singoli bilanci, che sarebbero poi stati trasferiti a un’altra entità (stile bad bank) per una gestione separata dall’attività ordinaria di Bankia. C’è quindi stata un’IPO e successivamente si è arrivati a una quasi nazionalizzazione dell’istituto, con il governo spagnolo che attualmente detiene una quota di controllo del 45%. Quota che – viste le notizie del week-end – potrebbe salire al 95%. Alcuni analisti hanno poi stimato che le risorse ora necessarie per ricapitalizzare Bankia (si parla di circa 23.5bn di fondi che saranno spesi in totale per il bail-out, di cui 19bn comunicati solo nel week-end) possono far pensare che anche altre banche spagnole necessiteranno di ulteriori fondi per accantonare riserve contro i rischi di default di alcuni asset problematici ancora in bilancio.

Ma, come si suol dire, il mercato ha la capacità di scontare tutte le informazioni pubblicamente disponibili. Forse, l’unica informazione che mai è veramente scontata è l’intervento pubblico in ottica di nazionalizzazione: ovvero, un wipe-out degli azionisti privati. Oggi non ci sono risorse per ricapitalizzare: gli investitori privati non ci sono e le casse dello Stato non hanno al momento la disponibilità per questo genere di sforzi, salvo ingigantire ulteriormente il debito pubblico. Difficile scontare un’evoluzione che salvaguardi i depositanti e la solidità del settore bancario spagnolo.

È questa la novità delle ultime sedute: la Grecia, come detto più volte, si normalizzerà politicamente e rientrerà in carreggiata. La Spagna, invece, non ha ancora chiesto formalmente aiuti all’Unione, anche se i commenti e la strategia politica di Rajoy lasciano pensare che sia vicino questo momento. E se ricordiamo la check-list di venerdì scorso, il punto 4 servirebbe proprio a stabilizzare la questione spagnola…

Lascia un commento