La confusione regna ancora sovrana e il rischio è che la pubblica informazione (ma anche quella specialistica) alimenti le tensioni e la percezione del rischio tra i risparmiatori. Consapevole che chi mi legge ha spesso occasione di incontrare amici, colleghi e clienti che fanno trasparire i primi segni di “panico”, credo sia ora utile condividere una brevissima check-list che può aiutarci nel monitoraggio costante delle “pulsazioni” di questa crisi. E che, quindi, ci consenta di trasmettere un messaggio più ottimista, a seconda dell’evoluzione geopolitica della nostra tragicommedia europea.
1) La Merkel riesce finalmente a riorientare l’agenda dell’opinione pubblica tedesca da politiche di “bilancio” a politiche “pro-crescita”. È un passaggio importante, perché consentirebbe finalmente un allentamento dello scontro dialettico tra “core” e “periferia” e darebbe maggiore visibilità a chi, come noi, deve allocare gli investimenti tra diverse asset class
2) La Germania accetta di buon grado che inflazione (intesa soprattutto come aumento dei salari) aiuti sia i consumi interni sia i paesi più deboli della periferia dell’area euro. C’è un estremo bisogno di un miglioramento della competitività e la deflazione dei PIIGS non è socialmente sostenibile senza un po’ di inflazione del core
3) I famigerati Euro-bond vengono approvati come strumento di finanziamento comunitario, anche in termini di “responsabilità” comune tra i paesi dell’Unione, che congiuntamente implementeranno anche politiche fiscali armonizzate ed equilibrate. Con le dovute regole, questo strumento implicherebbe anche una gestione più federale della politica economica europea, raddrizzando quindi quella intrinseca “zoppìa” della nostra Unione
4) L’EFSF e l’ESM vengono autorizzati a fornire i fondi necessari per ricapitalizzare le banche in difficoltà. In Spagna, in Grecia e in tutti i paesi dell’area euro in necessità di risorse, questa iniezione di capitale andrebbe a mitigare molte delle paure degli investitori internazionali (ma anche dei singoli risparmiatori nazionali)
5) All’ESM viene fornita la licenza bancaria, che gli consente di accedere quindi – senza limiti – alle strutture monetarie della Banca Centrale Europea. Come ha detto ieri Draghi, c’è bisogno di uno “sforzo d’immaginazione politica”: da questo sforzo nasceranno nuovi strumenti che manleveranno la BCE da tanti impegni attuali che non le sono statuitamene propri
6) I depositi di tutta l’area euro vengono garantiti da un programma simile all’americana Federal Deposit Insurance Corporation, così da scongiurare qualsiasi fuga di depositi. È questo infatti il pericolo più grande nel caso di un’uscita dall’area euro di qualsiasi paese attualmente membro
7) La Banca Centrale Europea taglia i tassi tra i 25bps e i 50bps nei prossimi due mesi, reintroducendo una forma di Security Markets Program dagli obiettivi dichiarati e illimitati (ad esempio, un livello massimo di tasso su vari tratti di curva di alcuni paesi dell’area euro)
8) Le elezioni in Grecia – anche con l’assist elettoralmente spendibile di tutte le misure di cui sopra – portano al governo una coalizione responsabile e in grado di contrattare ragionevolmente con la Troika i termini del bail-out
9) Le riforme sul mercato del lavoro proseguono, in ottica anche di mobilità intra-europea. A differenza degli Stati Uniti d’America, infatti, gli Stati Uniti d’Europa non esistono, e soprattutto non esiste la medesima motilità lavorativa tra singoli paesi
10) Si concretizza una reale integrazione fiscale che monitori i deficit, i piani di spesa e i sistemi di tassazione di ogni singolo paese, in un’ottica di maggiore armonizzazione comunitaria (o federale)
Come vedete, sono dieci punti di chiara esposizione e facilmente monitorabili anche da chi non è specialiste di “cose di finanza”. Nelle prossime settimane credo vi sarà un’accelerazione su ciascun tema proposto – per alcuni, addirittura, abbiamo già osservato delle chiare aperture.
Siamo quindi fiduciosi: perché ormai il ciclo di “scoppio della crisi-chiamata di un summit-speranza e trepidazione sugli accordi possibili-delusione sulla sostanza delle conclusioni” si è rotto. Questa volta stiamo andando direttamente alla “delusione” – nel senso che finalmente si alzerà il velo di Maya e si affronterà la realtà di questa crisi.