Eroi vs. spettatori

Durante la sua prigionia, Oscar Wilde scrisse una lettera – pubblicata postuma – dal titolo “De Profundis”. Un passaggio di questa missiva criticava il suo destinatario, facendo riferimento al fatto che “instead of trying to be the hero of his own history, he seeks to be the spectator of his own tragedy”. Molte volte, quando pensiamo alla nostra leadership europea, questa frase ci torna alla mente con cadenza piuttosto familiare, tanto che non stupisce più di tanto lo spostamento di preferenze elettorali delle ultime elezioni, motivato proprio dallo scetticismo nei confronti della classe politica attualmente in sella.

Tuttavia, domani a Bruxelles si terrà un evento informale del Consiglio d’Europa il cui invito (a firma Van Rompuy) si distanzia – forse ancora troppo timidamente – dall’atteggiamento di “spettatore” che spesse volte è stato attribuito ai politici comunitari dai commentatori e analisti finanziari. Quoto un frammento della sua lettera ai Capi di Stato: “there should be no taboos concerning the longer term perspective. It is not too early to think ahead and to reflect on possible more fundamental changes within the EMU. In many ways, the perspective of moving towards a more integrated system would increase confidence in the euro and the European economy generally”. Ovvero, tra una pietanza e l’altra, la discussione dovrebbe orientarsi su temi più challenging e visionari, che vadano a incidere sugli aspetti strutturali dell’Unione stessa.

Ieri si scherzava a proposito di “speranza” e di “oracoli”, mentre oggi il mercato si prende gioco di noi (che ci attendavamo un rimbalzo) registrando ottimi guadagni: il FTSE MIB è a +3.4%, l’IBEX a +2.1%, l’Eurostoxx a +2.1% e gli spread rientrano in modo significativo (BTP -25bps e Bonos -23bps). Chiamare il timing di un movimento del genere è sempre cosa difficile (= fortunosa) e ciò che importa sono le conferme successive. Certo è che anche sull’S&P 500 ci sono diversi indicatori che stanno puntando a una buying opportunity: l’oscillatore di McClellan è a livelli di ipervenduto, il rapporto tra opzioni Put/Call del Chicago Board Options Exchange sta fornendo un ulteriore segnale di acquisto e, per aggiungere un altro elemento a questa litania tecnica, anche il sondaggio tra gli investitori individuali negli Stati Uniti ha registrato il livello più basso di bulls dall’agosto del 2010. Tutto ciò può voler significare che nell’orizzonte temporale delle prossime quattro settimane potremmo sì osservare un rimbalzo “tecnico”, mentre per beneficiare di maggiore visibilità sui risky asset occorre certamente che al Consiglio d’Europa concordino su una forte visione comune.

E mentre l’attenzione degli investitori rimane meno focalizzata sui dati macro rispetto all’evoluzione della crisi in area euro, sta lentamente iniziando un tam-tam di comunicazioni e rumour che potrebbero condurci a una nuova fase di espansione: in Cina, secondo alcune fonti interne, c’è la possibilità che durante l’estate il governo lanci un forte programma di stimolo dell’economia; e non è improbabile che a fine settimana arrivino risorse fresche per ricapitalizzare le banche greche, riaprendo alle stesse l’accesso diretto alla Banca Centrale Europea.

Insomma, forse dopo l’ultimo G8 qualche speranza in più possiamo averla: e se Wilde avesse potuto commentare i mercati azionari – mutevoli, dinamici e irrequieti nella loro complessità – avrebbe forse suggerito che la poligamia (intesa scherzosamente come flessibilità di movimento) è perfettamente accettabile. Nonché auspicabile per cogliere qualsiasi turning point

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