Bluff e long shot

Ci troviamo in una situazione estremamente complessa e difficile da analizzare. Alcuni dicono che il mercato si comporta sempre in modo efficiente: ovvero, gli agenti che vi operano riescono ad analizzare e a prezzare in un dato momento tutte le informazioni disponibili. Più spesso è vero il contrario: gli operatori credono di essere ahead of the curve, mentre invece non fanno altro che rincorrere il flusso informativo, analizzando soltanto ciò che in quel dato istante “appare” loro interessante. Questo coincide solo raramente con ciò che “è realmente interessante”, lasciando quindi ampio spazio a speculazioni informative in tutti gli altri casi di divergenza “ontologica”.

Ora, è incosciente non ritenere che il cielo fosco che vediamo all’orizzonte (Atene che perde un altro 4.5%, Madrid sotto del 2.6%, spread in allargamento di 25bps su BTP e Bonos) non possa portare ulteriore tempesta a breve. Altrettanto sciocco è non cercare di essere previdenti: ecco quindi qualcuno che acquista Bund a questi livelli (sotto l’1.5%) e che finalmente sposta qualche centesimo dagli euro ai dollari (in guadagno oggi dello 0.5%). Ma a dispetto di tutte le notizie che scorrono davanti ai nostri occhi in questi giorni, credo che lo scenario di Grexit – ovvero di uscita di Atene dall’Unione Monetaria Europea – sia eccessivamente “caro” da acquistare sul mercato, vista anche la sua probabilità “pratica”. Mentre è molto più interessante interpretare la mano (politica) di poker che si sta giocando proprio in queste ore – e a quali bluff sono stati recitati lì dove il piatto (la sopravvivenza stessa della moneta unica) è più prezioso.

Partiamo dal week-end: la “notizia” è di una disfatta del partito di Angela, con rimonta dei social-democratici nello stato più popoloso e attivo della Repubblica Federale. La Merkel, d’ora innanzi, sarà palesemente più debole su qualsiasi tavolo di negoziazione: il primo è forse già domani sera, sulla tavola imbandita a Berlino per una cena informale con Hollande. Dovrà accettare che le supply economics non bastano, e che in questa fase c’è bisogno innanzitutto di domanda, tempo e fiducia. Passiamo quindi all’Ellade: la “notizia” è che le negoziazioni tra i partiti più importanti vanno a rilento e che, probabilmente, neanche Venizelos è in grado di formare un governo d’unità nazionale. Ricordiamoci che (un po’ come è accaduto in Italia) né il Pasok né New Democracy si sono veramente resi conto prima delle elezioni di quale fosse la reale condizione del proprio elettorato – e il giovane Tsipras del partito di sinistra radicale si è furbescamente infilato lì dove il destino gli aveva preparato il podio. Questo giovane politico prestato sin dai tempi dell’università agli ideali comunisti oggi dichiara che (quoto) “target is to keep Greece in Euro”. Però fa ancora la prima donna e tenta un gioco piuttosto pericoloso, puntando a fare all-in alla prossima tornata elettorale (se non si formasse un governo ora).

La retorica è in procinto di cambiare? Forse, anche perché qualcuno ha iniziato a capire il bluff della Germania, la quale sarebbe la nazione a soffrire di più nell’eventualità di una crollo dell’Unione Monetaria (per le technicalities rimandiamo a un’altra occasione): se la Grecia uscisse – e fa sorridere che il “legalistico” ministro delle finanze tedesco non ricordi che un’uscita dall’EMU significa un’uscita dall’Unione Europea – l’intera unione sarebbe in preda a fughe di capitali verso lidi più sicuri e le perdite (economiche e politiche) da redistribuire per un fallimento definitivo di Atene peserebbero innanzitutto su Berlino/Francoforte e su quei leader che hanno sperato di fare una mano “long shot” senza avere carte giuste in mano.

E se sono davvero in molti a credere (o a volere) un’uscita della Grecia dall’euro, allora ciò che il mercato sta prezzando in questo momento non è lontanamente vicino a quello che sarà effettivamente la realtà dei fatti una volta arrivati al main event. D’altro canto, in ottica contrarian,sarei molto curioso di sapere quanti (me escluso) sono veramente bullish o possibilisti sul futuro dell’area euro, tanto da aver iniziato ad accumulare posizioni risk-on nel caso l’euro sia destinato a più lunga vita…

Lascia un commento