Week-end elettorale

Per questo secondo trimestre del 2012 il tema più importante rimangono le elezioni in Francia. Se il presidente Sarkozy verrà rieletto, le relazioni francesi con la Germania rimarranno più o meno intatte, così come le fondamenta dell’Unione Europea (anche se ci sarà da discutere nuovamente sulla recente boutade relativamente al mandato della Banca Centrale Europea). Se, invece, Sarkozy verrà sconfitto da Hollande (come sembra verosimile leggendo gli ultimi sondaggi pubblici) il futuro stesso dell’Unione si confonderà nelle nebbie già intraviste durante la recente campagna elettorale francese – senza menzionare le preoccupazioni fondamentali che abbiamo sulla stessa Francia, storicamente una delle economie più chiuse e rigide (sul mercato del lavoro) dell’intera area euro.

Di importanza diversa – e più dal punto di vista strettamente geopolitico/militare – è invece la questione mediorientale: Israele o gli Stati Uniti effettueranno un attacco contro gli impianti nucleari iraniani? Per certi versi, un attacco del genere diventa sempre meno verosimile, anche se (in extremis) rimane ancora concepibile. Forse anche grazie alla campagna “mediatica” israeliana progettata sia per intimidire Teheran sia per creare un senso di urgenza sulla questione iraniana, la percezione dell’opinione pubblica relativamente a questo pericolo specifico è aumentata. Ciononostante, un attacco da qui alla fine del trimestre risulta ancora improbabile.

Questo non significa che la “crisi iraniana” sia risolta. Come abbiamo spiegato a suo tempo, l’Iran sta emergendo come nuova potenza dominante nel Golfo Persico – a discapito di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Turchia – visto lo spostamento d’attenzione strategica da parte degli Stati Uniti, con il ritiro delle truppe dall’Iraq e la nuova focalizzazione in Asia. E l’emergenza di questa player influenza le dinamiche che osserviamo in Siria, dove la sopravvivenza del regime – con o senza il presidente Bashar al Assad – può porre le basi per un importante ampliamento del potere iraniano nella sua tradizionale sfera d’influenza. Gli Stati Uniti si sono quindi opposti a qualsiasi mantenimento dello status quo a Damasco, nel tentativo di bloccare gli spazi di manovra per l’Iran: e da questo punto di vista sono finora effettivamente riusciti a evitare una svolta, bloccando sia quest’ultimo che la Siria, anche attraverso il ricorso a sanzioni. Ma oggi sappiamo che la Russia di Putin può spendersi molto di più su questo tema, ostacolando potenzialmente gli obiettivi di Washington.

L’élite europea, invece, continua a non essere determinante sul fronte “estero” e subisce ancora forti pressioni domestiche, sia a causa delle ben note misure di austerità sia per gli squilibri commerciali che alcuni paesi (in primis la Francia) hanno con la Germania. Le elezioni presidenziali francesi offriranno sicuramente nuovi spunti per riflettere su questi temi e non è detto che la crisi politica dell’area euro – prima di quella mediorientale – possa intensificarsi nuovamente da qui alla fine del trimestre. Si aprirà forse una nuova finestra d’acquisto?

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