Un rimbalzo che fa primavera

Audaces fortuna iuvat, e chi è stato temerario nell’ora della volatilità ne sta traendo ora i primi frutti. L’Eurostoxx 50 ha chiuso a +2.86%, con un’Italia in spolvero (+3.68%) e un rimbalzo dei bancari (che erano stati tra i titoli più tartassati delle ultime settimane). Anche gli spread beneficiano del mood più ottimista delle borse e il BTP stringe di 15bps (ancora meglio fanno i Bonos, a -22bps dopo l’asta dei titoli a breve emessi in mattinata).

Ad aiutare la percezione degli investitori – oltre ai buoni dati sullo ZEW tedesco – è stato sicuramente l’outlook del Fondo Monetario Internazionale, che ha alzato le sue stime di crescita per il prodotto interno lordo globale dal 3.3% al 3.5% per quest’anno (+4.1% per il 2013), incrementando anche quelle per l’economia statunitense (dall’1.8% al 2.1%). Inoltre, fatto ancora più sorprendente, il Fondo ha dato un “suggerimento” alla Banca Centrale Europea (di fatto, tirandole le orecchie), indicando che il tasso di sconto dovrebbe essere tagliato per sostenere lo sforzo portato avanti dai paesi della periferia dell’area euro. Quoto: “Given the broad need for fiscal adjustment, much of the burden of supporting growth falls on monetary policy”.

Dalla sua, il candidato alla presidenziali francesi Hollande dice “nous ne serions pas dans cette situation si la Banque Centrale Européenne dès le début de l’affaire grecque était intervenue massivement pour racheter les dettes souveraines ou pour souscrire à des emprunts d’Etat de tel ou tel pays”, ovvero, se la BCE fosse intervenuta più massicciamente, ora non saremmo in questa situazione. Peccato che da Francoforte abbiano iniettato nel sistema mille miliardi di euro, con rischi ed effetti che ancora oggi stanno cercando di comprendere! La “teoria del credito e della moneta” è un interessante argomento poco esplorato nel tradizionale curriculum economico: tra le sue certezze, ve ne sono due rilevantissime per la nostra congiuntura. Se aumenta la moneta in circolazione, il suo potere d’acquisto diminuisce (=inflazione), e se il governo si immischia di questioni monetarie, inevitabilmente lo Stato cerca di monetizzare il proprio debito (=aumenta il suo potere nei confronti dei cittadini). Più sottilmente, quello che oggi è realmente necessario è mantenere un tasso d’inflazione della Germania che compensi gli aggiustamenti competitivi che la periferia – in molti casi sofferente di balance sheet recession –sta adottando. Mantenendo, nel caso di una ripresa della crescita in area euro (Dio non voglia!), un vigile controllo sui rischi di inflazione, assolutamente non prezzati al momento.

Vista infine la concomitanza delle elezioni dei nostri vicini d’oltralpe, mi viene da ricordare quanto diceva Montanelli a proposito della Giovine Italia mazziniana: “bisognava dire agl’italiani per quale Italia essi erano chiamati a insorgere e combattere. E quindi ci voleva uno strumento di persuasione e di diffusione dell’idea”. Allo stesso modo, per quale Europa gli Europei devono insorgere contro il debito? Forse per quell’idea che prevede il Trattato di Maastricht, una banca centrale come quella attuale e un’unione monetaria raffazzonata e prona a squilibri di partite correnti? E qual è lo strumento di diffusione? Lo “spread”? Hard to tell

Se Hollande e Sarkozy riescono a mascherare goffamente la mancanza di piattaforme politiche chiamando in causa la BCE, chi è rimasto in Europa di tanto meritevole da ricevere l’appello che Mazzini fece (al seppur inizialmente reazionario) Carlo Alberto, “date il vostro nome ad un secolo!”?

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