There is no terror in the bang

Alfred Hitchcock diceva che “non c’è nessuna paura in un colpo di pistola, il terrore è nell’attimo che lo precede” e mai c’è stata frase tanto celebre quanto adatta alla contingenza attuale. Il costo per assicurare rischi estremi ha raggiunto livelli tra i più cari degli ultimi vent’anni (ne abbiamo già parlato altre volte, e basta riguardare il grafico del Bund tedesco per rendersi conto quanto sia “caro” assicurarsi in senso tradizionale) e proprio questo terrore di deflazione e di deleveraging in area euroriflette quella più grave neurosi che gli investitori hanno contratto nel biennio 2008/2009 (la paura che tutto crolli). Nevrosi che, a sua volta, è esacerbata dall’operato delle banche centrali, le quali attraverso politiche monetarie lasche ed eccessivamente accomodanti “forzano” una partecipazione al mondo dei risky asset che – per dirla alla Ludwig von Mises – è palesemente caratterizzata da un mispricing of capital.

Per dirla in altre parole, i cosiddetti tail-event sono prezzati come se fossero rischi “standard”: ironicamente – come dice Chris Cole di Artemis Capital Management – oggi si ottiene un miglior prezzo nell’hedging “smaller declines of higher probability rather than very rare but extreme crashes”. E allora, in quest’ottica, si comprendono meglio anche gli eccessi di apprezzamento sui Titoli di Stato “core” e sulle valute “safe”, di per se stessi irrazionali quando tutti sappiamo bene che la Federal Reserve farà qualsiasi cosa in suo potere per evitare e prevenire qualsiasi rischio di deflazione. Quoto un Ben Bernanke del 2002: “[…]the US government has a technology, called a printing press (or, today, its electronic equivalent), that allows it to produce as many U.S. dollars as it wishes at essentially no cost […] under a paper-money system, a determined government can always generate higher spending and hence positive inflation”. Tale affermazioni mi sembrano sufficiente per ritenere eccessiva questa voglia smodata di protezione vs. rischi di deflazione.

E d’altra parte, se rileggendo Nassim Taleb volessimo associare l’epiteto di black swan all’insieme di rischi che collettivamente il mercato sta cercando disperatamente di hedgiare in questa fase economica, non potremmo ritenerci verosimilmente troppo smart nell’andare lunghi Bund, corti periferia e lunghi VIX (tutti hanno infatti accesso al medesimo set di informazioni e si stanno comportando alla stessa maniera). Un altro esempio: non è che siamo morti perché il nostro paracadute non si è aperto mentre stavamo facendo skydiving (rischio facilmente prezzabile), ma siamo morti perché il tizio che stava facendo skydiving – e il cui paracadute NON si è aperto – è precipitato sul campo da golf mentre noi stavamo giocando con il nostro banker preferito (rischio difficilmente prezzabile).

La domanda quindi sorge spontanea: in un contesto (ben noto a tutti) dove le banche stanno “smontando” i propri bilanci, dove le finanze pubbliche stanno affrontando una severa cura dimagrante, dove molte famiglie sono ancora alle prese con debiti eccessivi, e dove le banche centrali stanno stampando carta senza ritegno, quale rischio futuro noi potremmo deridere OGGI tanto facilmente?

Il premio per la migliore risposta sarà verosimilmente autofinanziato dall’arguto vincitore, che spero non provi troppa Schadenfreude per la nostra (viceversa) inadeguatezza collettiva…

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