Nuovo trimestre, nuova stagione degli utili e performance che fino a poco fa erano stellari: queste erano le nostre ultime certezze quaresimali. Sullo sfondo odierno, invece, i mercati sono da inizio mese in storno tra il 3% dell’Inghilterra e degli Stati Uniti e il 9.5% dell’Italia, mentre l’intraday obbligazionario vede il BTP allargarsi di 32.6bps, seguito dai Bonos a +30.6bps, con in lontananza l’altra gamba del famigerato “spread” decennale (la Germania) che si accorcia ulteriormente, arrivando vicinissima ai minimi (1.64%) delle ultime 52 settimane, degli ultimi 10 anni…di sempre!
Si racconta che durante un pranzo reale a Versailles – prima ancora che si scorgessero all’orizzonte i fumi della Rivoluzione – Maria Antonietta si stesse divertendo molto a infastidire il consorte Luigi XVI attraverso il lancio di pallottole di mollica di pane, tanto che il Re – un po’ scocciato – chiese propriamente al Ministro della Guerra (tale conte di San Germano) come era necessario comportarsi. Questo rispose senza indugi: “inchioderei il cannone!”. Bene, i mercati stanno testando nuovamente il costrutto istituzional-monetario dell’Unione Monetaria Europea, bombardando i membri deboli del patto, in attesa che finalmente qualcuno entri in campo impiegando le risorse che (finalmente) pare siano state messe a disposizione proprio a questo scopo – ovvero, “inchiodare” gli investitori ad aspettative salde e sostenibili, fino a porre definitivamente al riparo l’Unione Monetaria da ulteriori attacchi alla sua “regalità”.
I mercati sono stati drogati e viziati come Maria Antonietta: non siamo ancora alle battute finali (S’ils n’ont pas de pain, qu’ils mangent de la brioche), ma certamente a Francoforte qualcuno si sta scocciando dell’inadeguatezza dei nostri politici. L’LTRO è stata una facility della Banca Centrale Europea disegnata con uno scopo preciso: aiutare il sistema monetario a “liquefarsi” nuovamente, stimolando altresì gli istituti di credito commerciale a impiegare tali risorse nell’economia reale. Tuttavia, quello che è avvenuto è sotto gli occhi di tutti: i Titoli di Stato hanno subìto un beneficio di breve termine, mentre le imprese non hanno ricevuto uno scellino del credito in eccedenza messo a disposizione dalla BCE. Ora che l’acquirente marginale di Titoli di Stato (siano esse banche spagnole o italiane) non ha più la capacità per assorbire nuove emissioni o per sostenere il mercato domestico, Mr Market è tentato di sfidare il framework istituzionale europeo per vedere fino a che punto questo riesce a tenere prima che – finalmente- vengano impiegate le risorse combinate (e insufficienti) di EFSF e ESM.
Poco importano gli utili che usciranno a breve (con aspettative già basse), la moderazione macro vista negli Stati Uniti e in Cina (con stime velocemente in aggiustamento) e la relativa resilienza del mercato azionario americano (-4.33% dai massimi di inizio aprile): oggi, come premonivamo a suo tempo, siamo tornati a focalizzare l’attenzione sui “dossi” dell’area euro, dove i policymaker non hanno ancora letto le lezioni di economia sulle recessioni di bilancio patrimoniale (a dire il vero, introvabili nei testi “classici”). Continua quindi la lotta tra spinte deflative del mercato e tentativi inflativi delle banche centrali: una battaglia che speriamo liberi presto il campo a un nuovo “multi-decade bull cycle” offrendoci l’opportunità di acquistare azioni a multipli finalmente interessanti. Perché vale sempre la regola: “always invest for the long term…”