Bull market: parte seconda

Udite, udite: il mercato vacilla e i listini europei sono tutti in rosso. L’Italia è sotto pressione per l’allargamento sul BTP, che impatta anche le nostre banche, portando il FTSE MIB a chiudere a -3.3%. L’Eurostoxx 50 e il DAX perdono entrambi l’1.7%, e anche l’S&P 500 fa maluccio, con uno storno – as of writing – dello 0.84%. I mercati emergenti hanno fatto male in Asia e stanno proseguendo sulla stessa china anche in EMEA e in America Latina. Ma…non aspettavamo tutti con ansia un’occasione per rientrare sui mercati azionari? Non discutevamo dell’opportunità di attuare una strategia “buying the dips”?

Molte cose sono cambiate nel corso di questo primo trimestre, e la più importante riguarda la Banca Centrale Europea: ora sappiamo che ha la capacità, la willingness e gli strumenti per supportare il sistema finanziario dell’area euro. Ed è una consapevolezza non da poco, che aiuterà pian piano molti investitori a uscire allo scoperto e ad abbandonare le loro paure sulle cosiddette “crisi sistemiche”. Perché ora abbiamo finalmente una banca centrale che, in una sorta di déjà-vu rispetto alla crisi immobiliare degli Stati Uniti, ha saputo adottare una strategia simile a quella utilizzata dal Fed a suo tempo, in grado di bloccare quel fenomeno di firesale deleveraging che stava danneggiando la catena di trasmissione dello stesso sistema creditizio, colpendo alla radice anche il cosiddetto shadow banking system. Conseguenza di quest’azione è stato un ri-prezzamento in Europa di molti dei nostri tail-risk, visto che il sistema – anche a seguito della ristrutturazione del debito greco – non è collassato (almeno per il momento, diranno gli scettici). Si è capito, quindi, che una sorta di “prevenzione” può essere attuata con una certa celerità e può essere messa in campo con forza. E, per i mercati, si tratta di un’informazione molto potente.

Ora, riflettiamo su come si stavano comportando alcune asset class in relazione all’eccessiva paura da parte del mercato rispetto alla crisi in area euro. Il franco svizzero – che non è certo una valuta da paese emergente – aveva raggiunto livelli di overvaluation rari e che devono far pensare “a quale prezzo è veramente safe spostare i propri risparmi in Svizzera?”. L’oro è stato un altro protagonista di questa paura di money debasement, di questa frenesia monetaria in cui ancora si teme che le banche centrali più importanti stiano destinando le valute dominanti a un annichilimento del proprio potere d’acquisto: anche il metallo giallo si trova a livelli valutativi estremi (tre standard deviation oltre il prezzo medio di lungo periodo, aggiustato per l’inflazione degli Stati Uniti). E, infine, abbiamo le obbligazioni “core” degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e della Germania: i loro rendimenti reali sono ai minimi storici – quasi negativi – e con la prospettiva di rimanere a questi livelli ancora per molto tempo.

Ma ci sono quattro elementi che vengono in aiuto di chi è alla ricerca di rendimenti positivi: 1) policy, 2) sentiment, 3) valuations e 4) growth. Premesso che sono solo opinioni, a mio parere abbiamo sullo sfondo elementi favorevolissimi per i risky assets. Le banche centrali rimangono con i rubinetti “monetari” aperti; il posizionamento degli investitori istituzionali (non i trader) è ancora estremamente conservativo; le valutazioni relative tra azioni/obbligazioni, quelle sul Giappone e quelle sul mercato immobiliare americano sono – come dice Jonathan Wilmot – anch’esse a diverse standard deviation a sconto rispetto al proprio trend di lungo periodo; e la crescita, per quanto sia cambiato il business cycle, prosegue con scossoni più o meno numerosi e intensi, ma sempre su una traiettoria che è strutturalmente positiva.

Ci potranno essere occasioni in cui il mercato potrà preoccuparsi nuovamente della situazione in area euro, della crisi fiscale negli Stati Uniti, dell’evoluzione geopolitica in Medio Oriente o della transizione economica in Cina: occasioni per le quali sarà importante avere in portafoglio buone coperture. Ma dopo 9 anni di rendimenti reali negativi sul mercato US – se la Storia è d’insegnamento – siamo destinati a registrare l’opposto per gli anni a venire, con viceversa rendimenti reali negativi sulle asset class safe.

Il mercato vacilla? Well, buy those dips!

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