La Reconquista?

Inizio di settimana risk-on, con il NASDAQ e il DAX a +1.2%, mentre i periferici stringono (BTP -10bps, Bonos -12bps) e lo yen perde l’1% contro l’euro. Ben Bernanke ha aiutato il mood complessivo, con un suo intervento “dovish” che – a grandi linee e a proposito dell’attuale congiuntura – manda il seguente messaggio: “the continued weakness in aggregate demand is likely the predominant factor … further significant improvements in the unemployment rate will likely require a more rapid expansion of production and demand from consumers and businesses, a process that can be supported by continued accommodative policies”. In altre parole, la Federal Reserve rimane market friendly. Nei prossimi giorni proveremo a rivedere lo scenario di medio termine, e quali sono le opportunità e i rischi che si presentano agli investitori.

Oggi, però, proviamo a sfruttare la giornata positiva per raccogliere qualche breve spunto sul Regno di Spagna, di Castiglia, di Leòn, d’Aragona, di Navarra, di Granada, di Toledo, etc…etc…Intanto, la “Reconquista” dell’attuale primo ministro di alcune province – e in particolare, dell’Andalusia – sta iniziando con il piede sbagliato (non che, quella storica, sia stata più facile…). Nonostante che le elezioni nella comunità di cui Siviglia è capoluogo abbiano visto il Partido Popular vittorioso, sono purtroppo mancati giusto quei cinque seggi che avrebbero garantito la maggioranza al partito di governo. Ora, invece, l’esecutivo andaluso rimane nelle mani dei socialisti, che con il supporto dei comunisti opporranno certamente resistenza alla politica economico-fiscale di Mariano Rajoy.

Settimana scorsa abbiamo poi osservato i rendimenti sulla Spagna puntare verso l’alto (giovedì abbiamo superato intraday il 5.5%) e forse, in combinazione con le discussioni citate venerdì a proposito dell’innalzamento del “firewall” a difesa dei paesi periferici dell’area euro, potremmo assistere a un ritorno di fiamma del mercato sui temi a noi “cari” dei debiti sovrani. Intanto, vale la pena rammentare qualche numero: il puro dato nominale di debito sul PIL spagnolo risulta tra i più bassi dell’area euro (poco meno del 70%), garantendo quindi al paese una minore sensitività dello stesso rapporto rispetto alle dinamiche di crescita del breve termine (diverso ragionamento, invece, se si pensa agli effetti che la crescita bassa può avere sul settore finanziario). E nonostante il gap fiscale da colmare rispetto all’amministrazione precedente – e a prescindere della strana gaffe del nostro primo ministro durante il week-end – il nuovo governo ha già varato misure nell’ordine dei 15 miliardi prima e (molto presto) di altri 20 miliardi: tutto questo, solo per riuscire a raggiungere il target (rivisto) per il 2012 del 5.3% di deficit su PIL. Naturalmente, l’impatto sulla crescita si farà sentire, e potrebbe essere anche nell’ordine dei due punti percentuali. Non poco, e certamente avrà i suoi effetti anche sui risky asset iberici. Ma almeno sul fronte delle riforme strutturali, secondo una statistica dell’OCSE, la Spagna si sta comportando piuttosto bene, anche con gli ultimi interventi che hanno toccato questioni di pareggio di bilancio, maggiori vincoli fiscali per le regioni, mercato del lavoro (con la terza riforma in due anni) e “internal devaluation”.

Ora c’è solo da capire se il citato “ritorno di fiamma” causerà nuovi stress sul mercato (dubito) o se, più verosimilmente, si potrà affrontare l’aggiustamento fiscale spagnolo con maggiore serenità e più unanime supporto anche dai centri di potere dell’Unione. La verdad, como el olio, siempre anda en somo.

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