J. J. Rousseau e il «corpo» dell’Europa

« Si Sparte et Rome ont péri, quel État peut espérer de durer toujours? »

Così diceva Jean Jacques Rousseau nel suo “Du Contrat Social ou Principes du droit politique”. E quanto attuale può apparire questa osservazione, a guardare la nostra raffazzonata Unione Europea, dove mano a mano tutti i tabù e i rigidi dogmi istitutivi cadono inesorabilmente uno a uno – e cadranno ancora…

Stamattina, ad esempio, è circolata attraverso il Financial Times una nota dove si fa riferimento a una raccomandazione da parte della Commissione Europea – potere esecutivo dell’Unione – affinché il sistema di risorse a tutela degli Stati membri sia incrementato dagli attuali 500 miliardi a circa 940 miliardi di euro. Ne discuteranno a Copenaghen settimana prossima i leader dell’Unione, e non dubito che Angela Merkel troverà argomenti convincenti (con un occhio al suo elettorato) per resistere all’auspicato aumento.

O forse, invece, cadrà un altro tabù (big positive per i mercati)?

J. J. Rousseau ragionava però anche su un altro aspetto: se si vuole creare una costituzione o un ordinamento statale che sappia e possa durare nel tempo, bisogna rendersi conto che « le Corps politique, aussi bien que le corps de l’homme, commence à mourir dès sa naissance, et porte en lui-même les causes de sa destruction », ovvero i problemi dell’area euro sono insiti nella sua stessa natura e costituzione, e per affrontarli bisogna anzitutto prenderne coscienza, senza pensare che l’Unione – com’è oggi – sia eterna (come la città di Roma) e immutabile (come le leggi di Sparta di tucididea memoria). Vi ricordate ad esempio gli anni ’90 e l’incapacità politica degli europei ad affrontare la guerra in Iugoslavia? O i ragionamenti che facevamo sulla concezione “gradualistica” – totalmente erronea – per la quale un’Unione Europea la costruisci con l’integrazione economica prima di quella politica? Ora, non ci sono più gli Adenauer o i de Gaulle di un tempo (quelli che si sedevano al tavolino e decidevano poi per tutti gli altri), ma oggi abbiamo Merkel e Sarkozy…gaudeamus igitur! Di fatto, siamo il club più elitario del mondo: dove entri solo se dimostri di essere democratico. Peccato poi che le regole del circolo non siano così tanto attinenti a un “governo del popolo”.

Tutto ciò per dire che, alla fine, il 2012 è iniziato con un calo della volatilità, un rally dell’azionario e una riduzione dell’avversione al rischio – tutti sintomi di un fenomeno che durerà più o meno a lungo, a seconda che la politica sia cauta nella comunicazione e coraggiosa nelle implementazioni (best case scenario). La stessa politica – nell’ipotesi peggiore – potrà essere invece vettore di apprensione nell’eventualità che, parafrasando quanto dicono i nostri economisti (e quanto si legge in questi giorni sui giornali), non sia in grado di “handle more sPAIN” o un altro simile “elephant in the room”.

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