Il mercato rimane estremamente ben supportato: l’S&P 500 sta scambiando sopra quota 1’400 e l’Europa, nonostante qualche debolezza mattutina, è riuscita comunque a chiudere flat con l’Eurostoxx 50 (sovraperformance, invece, di Italia e Spagna, rispettivamente a +0.3% e +1.24%). Anche gli spread hanno tenuto e l’Italia ha stretto di 3bps; diverso invece il discorso sul “core”, con la Germania che rimane sul 2% e il Treasuries americano che ritorna al 2.35%. Questo movimento sui tassi non è probabilmente concluso e molti sostengono che vi possa essere ancora spazio per una cinquantina di punti base di innalzamento, senza che vi siano danni per la crescita economica o per il “risk-trade” che stiamo vivendo in questi mesi.
A tal proposito, è interessante vedere come le sorprese economiche negli Stati Uniti siano effettivamente compatibili con un livello dei tassi sul decennale di 50bps più elevati – per lo meno se si considera la loro deviazione dalla media degli ultimi quattro mesi. Stesso raffronto lo si può fare sull’andamento dei ciclici in Europa (che da fine 2011 hanno sovraperformato i difensivi) o sul livello dei nuovi ordinativi misurati dall’ISM: alla fine, si intuisce come il posizionamento sui Treasuries americani abbia beneficiato eccessivamente 1) della paura da parte degli investitori istituzionali relativamente alla congiuntura economica e 2) dell’atteggiamento ultra-dovish della Federal Reserve.
Tuttavia, non è solo una questione di posizionamento, dove – ancora – non c’è stata una vera e propria rotazione dei grandi portafogli (elemento positivo per i risky asset): lo stesso momentum economico misurato da molti indicatori anticipatori punta a una crescita globale del 4% (contro stime del consensus intorno al 3.5%) e anche negli Stati Uniti le indicazioni sono per una crescita nel 2012 del 3% (contro il 2.2% atteso). Non è poi escluso che si possa osservare un re-rating dell’azionario anche attraverso un momentum maggiormente positivo delle revisioni sugli utili e, soprattutto, vale l’osservazione che nel breve termine il mercato sia destinato a vivere una fase di consolidamento che tutti stanno un po’ chiamando senza buoni risultati – fase che, anche per questa ragione, tarda a venire.
Un market bear potrebbe dire che nonostante che la navigazione di questo 2012 sia stata sinora calma e su onde piatte (basta dare un’occhiata al trend sulla volatilità misurata dal VIX), questo non significa che in Europa i problemi siano andati via con l’ultima burrasca: come dicono gli inglesi, “tell it to the marines because the sailors won’t believe you”.
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