L’importanza della liquidità

Facciamo una carrellata veloce della temperatura dei mercati finanziari. Il tono è ancora una volta positivo, con l’Eurostoxx 50 in chiusura a +0.74%, anche se in sottoperformance sia rispetto al DAX (+0.92%) che all’Italia (+0.85%): a Milano – per stock specific stories – fanno benissimo STM (+5%) e Intesa (+4%), e anche a Francoforte vincono gli industriali (+2.56%) e i finanziari (+1.05%). Negli Stati Uniti c’è lo stesso registro settoriale, con l’S&P 500 che supera quota 1400 per la prima volta in quasi quattro anni, sia sull’onda di dati macro positivi dall’area di New York sia per il continuo miglioramento del mercato del lavoro.

Sul reddito fisso, invece, abbiamo rendimenti stabili sui periferici (Italia a 287bps rispetto al Bund, seguita dalla Spagna a +318bps) e ancora debolezza sul “core”: è stato abbastanza brusco il movimento che abbiamo osservato negli ultimi due giorni sia sulle obbligazioni tedesche che, soprattutto, sui Treasuries americani, che da rendimenti intorno al 2% siamo passati al 2.26% di oggi (stessa brutta performance anche per i Gilts inglesi, che sono passati dal 2.1% a quasi il 2.4%). Questo genere di movimenti – fra l’altro, come hanno commentato alcuni trader, i flussi in vendita sono arrivati dall’Europa e la pressione è poi proseguita anche oltreoceano – sono forse indicazione che sta arrivando l’ultima ondata di “buyer” che nel corso dell’anno scorso si sono riposizionati sulle asset class meno rischiose. Illustrativa è anche la chart di Bloomberg “CMW”, che di fatto esemplifica il de-risking (prima) e il re-risking (dopo) che è passato anche dal mercato interbancario e del credito: questo significa che anche il cosiddetto “shadow banking system” ha ripreso fiato e ha forse iniziato ad allentare i cordoni della “borsa”.

E quest’ultimo aspetto diventa ancora più rilevante se si realizza (finalmente) che, una volta inclusi nella nostra analisi il credito e i vari generi di collaterale, il sistema monetario moderno diventa estremamente più complesso e “interlinked” di quanto ci possiamo attendere. La liquidità che va oltre i conti correnti e le banconote – quella liquidità che è fatta di “repo”, collaterali di vario genere e altri “money substitutes” – è la liquidità che da linfa vitale al nostro sistema economico, come abbiamo potuto sperimentare in diverse occasioni negli ultimi anni. E man mano che l’economia globale cresce, aumentano anche le richieste (ovvero la domanda) di questo genere di liquidità.

Ed è per questa ragione, come vedremo forse domani, che diventa estremamente importante che la politica e i regolatori siano ben informati su questi meccanismi: infatti, i rischi di un “deleverage” imposto via policy – e quindi di deflazione autoinflitta – non sono ancora stati scongiurati. Esempi di contrazione dei bilanci e degli stati patrimoniali dell’economia privata non abbondano nella storia recente: abbiamo solo il Giappone negli anni ’90 e gli Stati Uniti durante la Great Depression. Facciamo attenzione a come tratterà il tema la politica: ogni rilassamento sarà interpretato come un segnale bullish per i nostri investimenti. Viceversa, sarà come andarsi a cercare il freddo per il letto…

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