Prima di tutto la buona notizia: i Credit Default Swap sui Titoli di Stato greci sono stati innescati e il mondo – per il momento – non è ancora disceso a incontrare le ombre che popolano l’Ade. Anzi, con questo accordo sul PSI e la conseguente ristrutturazione, la crisi che ha attanagliato i mercati trova sempre di più una sua collocazione politica (quale prezzo il “core” è disposto a pagare per mantenere intatta l’Unione Monetaria Europea) e si “sistematizza” saldandosi all’interno della struttura di rischio che è congenita all’area euro. Ovvero, in futuro dovrebbero essere limitate la frequenza e la probabilità di ulteriori disgregazioni disordinate.
Ma ecco quindi la cattiva notizia: il prezzo di tale “sistematizzazione” rimane sempre lo stesso, dato che nell’eventualità di una nuova, vera bagarre sui periferici, qualsiasi disgregazione sarà molto più sistemica e costosa.
Altro elemento su cui la stampa si è spesso focalizzata – confondendo alle volte i rischi di contagio con quelli di correlazione – è che, una volta sistemata la Grecia, l’attenzione degli “speculatori” si volgerà ad altri periferici, a cominciare dal Portogallo. Intanto, come dicevamo poc’anzi, il mercato oggi scopre che un “default” ordinato di un paese dell’area euro non è parimenti associato a un contagio di “tossicità” tra gli emittenti dello stesso paese: il CDS di National Bank of Greece scambia a valori molto inferiori rispetto a quelli (ormai anomali) della Repubblica Ellenica, anche perché se il sistema monetario europeo vuole mantenere una parvenza di solidità, non può consentire che il settore bancario greco fallisca. Ritornando sul Portogallo, questi tornerà a essere “ostaggio” dei mercati verso l’estate del 2013, ovvero in prossimità della scadenza obbligazionaria del 23 settembre dell’anno prossimo (notevole fra l’altro lo spread tra bond che maturano quest’anno e l’anno prossimo): in quest’ottica, i policymakers europei – aiutati anche da previsioni migliori da parte del Fondo Monetario Internazionale – cercheranno di fare tutto il possibile per supportare Lisbona, tanto da convincere i mercati che il caso greco è stato veramente unico nel suo genere. E a dirla tutta, prima di settembre 2013 è molto più probabile che si verifichi una crisi sistemica piuttosto che una “idiosincratica” sul Portogallo – conseguenza, questa, di una deliberata scelta politica (la sistematizzazione citata poco sopra) di Bruxelles, Parigi e Berlino.
Infine, qual è l’evento che lascerebbe veramente a bocche aperte i protagonisti dell’establishment europeo? Provate a ipotizzare che il sig. Anastasi di Salonicco e la sig.ra Papadopoulos di Rodi siano riusciti a trasferire i propri risparmi off-shore in Lussemburgo e che la BCE sia stata costretta a colmare il conseguente gap di funding nelle banche greche: se il governo di Atene decidesse di uscire dall’area euro e ristabilire il valore legale della dracma, i risparmi di Anastasi & Papadopoulos diventerebbero improvvisamente un asset “estero” dell’economia greca, ponendola in una condizione di relativo agio per quanto riguarda le partite correnti (non commento, a quel punto, sugli asset della BCE…)
Ed ecco l’incubo peggiore di Merkozy – incubo che rende paradossale qualsiasi commento polemico che dalla Germania in particolare arriva su questo tema: una nuova compagine politica che ad Atene decida di uscire dall’euro e approfittare quindi di questa situazione, contro la quale l’unica linea di difesa è assolutamente un’azione di prevenzione convincente e pressante.
La partita si complica e la digestione dello tzatziki continua a essere difficile…