Giornata abbastanza piatta, con Eurostoxx 50 in chiusura a -0.10% ed S&P 500 a -0.35%. Il Giappone ha fatto nuovamente bene (+0.72%) ed è sui massimi di breve periodo. Anche i mercati emergenti hanno sovraperformato il comparto “sviluppato”, con la Russia a +1%, la Cina a +1.4% e il Brasile a +0.87% nonostante la reintroduzione di una tassazione sui prestiti agli esportatori che ha l’obiettivo di ridurre la pressione al rialzo sulla valuta nazionale. D’altro canto è stata una sessione negativa per le materie prime e in particolare per il petrolio: il Nymex ha perso oltre due punti percentuali, dopo che i sauditi hanno smentito la notizia diffusa dalla Press TV iraniana relativamente all’esplosione di un oleodotto in una provincia orientale dell’Arabia Saudita.
Sul fronte macro non c’è stato nulla di rilevante dagli Stati Uniti, mentre i leading indicator in Corea del Sud (barometro importante per la congiuntura globale) hanno segnalato “espansione” per la prima volta da luglio: PMI manifatturiero a +50.7 vs. 49.2 precedente. Stanotte ci sarà la controparte cinese sui servizi, ma in linea di massima appare evidente che il momentum in Asia si stia riprendendo. In Russia sarà un week-end di passione, viste le elezioni presidenziali: l’indice è su nuovi massimi e il mood di mercato è incarnato dalla resilience di Gazprom, il cui stock rimane agganciato ai massimi e potrebbe addirittura superarli lunedì.
Altrettanto importante è il flusso di notizie economiche che arriverà dagli Stati Uniti nel corso della prossima settimana: come per ogni inizio mese, l’attenzione degli operatori sarà tutta concentrata sui dati del mercato del lavoro, dove l’attesa degli analisti è di un numero leggermente in calo rispetto a quello del mese di dicembre (210mila assunzioni in gennaio contro 243mila). È forse il data-point più seguito anche dai policy-makers, che evidentemente tareranno la propria politica monetaria in base anche agli sviluppi della disoccupazione, oggi all’8.3%.
In Europa, infine, abbiamo visto finalmente riallinearsi gli spread contro la Germania di Italia e Spagna (entrambi poco sopra i 300bps): il problema oggi non è tanto il nostro Paese ma quello che il mercato sta leggendo sulla penisola iberica. Il nuovo primo ministro Mariano Rajoy ha infatti annunciato che il target di deficit per quest’anno sarà del 5.8%, €15bn oltre il limite del 4.4% concordato tra l’Unione Europea e il precedente governo. E quindi ecco che ascoltiamo di nuovo il solito ritornello: Bruxelles dovrebbe essere più flessibile sui numeri di deficit, perché il ciclo d’austerità rischia di mandare in depressione anche la Spagna. Forse dalle capitali europee del nord dovrebbero finalmente convincersi che è importante comunicare innanzitutto al mercato e ai “taxpayers” una visione che non sia solo di “belt-tightening”, ma anche di crescita e di opportunità.
Perché, alla fine, quello del mercato è pur sempre di un “gioco” fatto tutto di aspettative.