Il tanto atteso LTRO è stato un non-evento (€ 529bn): poco lontano dal consensus – quindi i mercati non sono stati colti di sorpresa – l’ammontare assegnato non rischia nemmeno di rendere eccessivamente difficoltosa la posizione della Banca Centrale Europea, grazie a una partecipazione molto elevata (anche delle piccole banche) e alla riduzione del cosiddetto “stigma” di andare a chiedere denaro presso la BCE. Il BTP ne beneficia, con lo spread che si restringe di altri 18bps e il tasso che quota intorno al 5.15% (il due anni è addirittura a livelli pre-crisi: 2.06%). E nonostante l’Eurostoxx 50 abbia chiuso a -0.3%, l’Italia è rimasta flat con alcuni nomi in spolvero: Luxottica a +6% (outlook bullish), MPS a +4% (leva su BTP) e UBI in recupero a +2% dopo il brutto andamento degli ultimi giorni.
Dall’altra parte dell’Atlantico, l’audizione di Ben Bernanke al Congresso ha forse destabilizzato le aspettative di molti investitori (movimento intraday schizofrenico ed S&P 500 a -0.17%, as of writing), i quali hanno interpretato le sue parole come un apparente segnale di una politica monetaria più “hawkish” rispetto alle attese. Quoto Ben: “[…]looking farther ahead, participants expected the subdued level of inflation to persist beyond this year. Since these projections were made, gasoline prices have moved up, primarily reflecting higher global oil prices–a development that is likely to push up inflation temporarily while reducing consumers’ purchasing power. We will continue to monitor energy markets carefully. Longer-term inflation expectations, as measured by surveys and financial market indicators, appear consistent with the view that inflation will remain subdued”. Tradotto in italiano semplice, il bilancio della Fed non sarà espanso ulteriormente (i.e.: no QE3), ma non vi è necessità di spaventarsi per un “early tightening”, che non sarà comunque anticipato salvo accadimenti non attesi.
L’euro ha quindi registrato una giornata finalmente in controtendenza (-0.78%), preceduto però da alcune materie prime che hanno stornato in maniera ancora più aggressiva: l’oro perde quasi il 3.5%, l’argento oltre il 5%, il petrolio si assesta a -0.8% e solo il gas naturale quota con segno positivo (+1.6%). Sarà l’effetto Bernanke? Comunque sia, l’ondata di liquidità sta mantenendo i risky assets “well bid”, lasciando quindi a bocca asciutta quelli che speravano in uno storno per rientrare al tavolo da gioco. Alcuni indicatori anticipatori puntano comunque a un possibile picco del momentum dell’attività produttiva globale intorno alla primavera: domani avremo ulteriori data point con la pubblicazione dei dati di PMI dalla Cina, l’ISM manifatturiero dagli Stati Uniti e altre survey dall’Europa – saranno tutti segnali importanti per procedere a un assessment più ragionato della congiuntura di breve periodo.
Nei prossimi giorni, però, sarà anche interessante tornare a riflettere sul caso Grecia: sia a livello economico che per quanto concerne le riflessioni politiche, il 2012 potrà ancora serbarci delle sorprese. Come ci insegnava Nietzsche, i significati nascosti all’interno della tragedia greca rappresentano pulsioni contrastanti. Stiamo vivendo un momento “apollineo”, ma teniamoci pronti a futuri exploit “dionisiaci”.