Guadagni modesti across-the-board (ma pur sempre guadagni) con l’S&P 500 che per la quarta sessione consecutiva è positivo a +0.36% (l’indice è stato negativo solo dodici volte quest’anno). Il newsflow della giornata non è stato in grado di intaccare la narrativa del mercato, ovvero: rimozione di “tail risk” dall’area euro, miglioramento delle traiettorie di crescita e politica monetaria estremamente accomodante. Ma non c’è molto movimento, anche alla luce dei catalyst della settimana: domani l’asta LTRO della Banca Centrale Europea, poi abbiamo Bernanke e i dati macro negli Stati Uniti (GDP e ISM manifatturiero), infine ci sarà un nuovo meeting dei leader europei i primi due giorni di marzo. Sul mercato si ripete sempre la stessa cosa: “there is a steady bid to the tape, especially on pullbacks”. Non ci sono compratori aggressivi – ma investitori che piano piano stanno accumulando – e mancano anche forti venditori e shorters. Incredibile il momentum del settore tecnologico: ad esempio Apple (+1.48%, nuovi massimi storici), che ha annunciato il lancio dell’iPad di terza generazione per il prossimo 7 marzo.
Sul fronte macro c’è stato un pullback nei durable goods di gennaio (-4% contro -1% di attese e del dato precedente a +3.2%), il che ha portato alcuni a ripensare le stime per il prodotto interno lordo per il primo trimestre di quest’anno: anche la reazione dell’equity è stata sul momento di “sell-off”, ma si è poi invertita quando sono usciti i numeri forti sulla Consumer Confidence (70.8 vs. 63 delle attese, miglior dato dall’anno scorso), molto influenzati dal buon andamento del mercato del lavoro negli Stati Uniti. Sempre sugli ordinativi di beni durevoli, per la prima volta abbiamo osservato l’effetto dell’expiry dello stimolo fiscale implementato sulle modalità di ammortamento accelerato degli investimenti delle società statunitensi: per dirla in breve, non c’è più quel forte incentivo per le imprese a fare capex, con conseguenze importanti anche sull’andamento macro dei prossimi mesi. Permane quindi la validità dell’osservazione che abbiamo fatto più volte nelle scorse settimane, ovvero che il trend di sorprese macroeconomiche positive negli Stati Uniti possa subire un assestamento al ribasso, con effetti potenziali anche sui risky assets in generale.
Sul nostro fronte – quello dell’area euro – è significativa la forza della valuta comunitaria: contro dollaro si è apprezzata di un 6.5% dai minimi di gennaio, portando con sé un rovescio della medaglia rappresentato dalla debolezza del biglietto verde e dalla relativa forza del comparto delle materie prime. Abbiamo già parlato di petrolio l’altro giorno, ma registriamo oggi un’ottima performance dell’oro che – sebbene chiuda il mese con un guadagno “single-digit”, da inizio anno fa registrare un apprezzamento del 13.6%.
Il tema rimane infatti quello di monetary debasement: le banche centrali di mezzo mondo stanno facendo espansione dei propri bilanci. Qualsiasi store of value reale è sostenuto da questo fenomeno. Vedremo domani mattina quanta nuova liquidità riuscirà a creare la Banca Centrale Europea e che effetti avrà sul risk appetite complessivo.