Una scommessa sul Sol Levante?

Tre giornate negative – come non capitava da prima dell’Epifania – hanno fatto da preludio a un buon venerdì: as of writing, Eurostoxx 50 è a +0.61%, l’Italia recupera un buon punto percentuale e gli Stati Uniti sono flattish (S&P 500 a +0.25%). Notevole il rimbalzo della Russia, che – un po’ facendo leva sull’andamento del greggio – porta a casa quasi quattro punti di guadagno. Sul fronte “politico”, come detto, anche il secondo programma di sostegno alla Grecia è stato digerito dai mercati come un modo per guadagnare tempo, mentre sul fronte “monetario” l’asta della BCE di mercoledì prossimo contribuirà ad alleviare ulteriormente il rischio di liquidità per il sistema bancario europeo e indirettamente per gli emittenti sovrani a rischio all’interno dell’area – ma non sarà un innesco per una nuova gamba al rialzo dei risky assets.

Non la prossima settimana, ma il 6 marzo si terrà il famigerato “Super Tuesday”, con 10 primarie per i candidati Repubblicani. L’incertezza sulla nomina del candidato Repubblicano è molto aumentata negli ultimi tempi. Gara appassionante tra i tre maggiori contendenti – Gingrich, Romney e Santorum – sebbene i punti fondamentali in campo Repubblicano restino il taglio delle imposte e la riduzione della spesa pubblica. Ma Obama, nel medio termine, potrebbe avvantaggiarsi di una ripresa economica che sta andando a impattare anche il tanto vituperato settore immobiliare, dove non solo oggi abbiamo visto dati in ripresa (vendite di nuove case in recupero tendenziale, con scorte a livelli finalmente “normali”).

Ma la vera sorpresa non sarà né la performance degli Stati Uniti né la possibilità di vedere una ripresa di fiducia in area euro, bensì quello che capiterà nella terra del Sol Levante. Il Giappone è stato dimenticato per tanto tempo: appena entrato in Credit Suisse, ho potuto vivere in prima persona un rarissimo apprezzamento di oltre 60 punti percentuali tra il 2005 e l’inizio del 2006, seguito da ulteriori rialzi fino a superare quota 18000 del NIKKEI. Poi, il buio più totale, accompagnato da un progressivo e inesorabile apprezzamento dello yen, che dai minimi contro dollaro di 124 del 2007, a inizio 2012 quotava intorno a 76.

Poi, recentemente, sono accadute due cose: da una parte la Bank of Japan ha deciso di attivare un programma di Quantitative Easing con un obiettivo d’inflazione all’1%, dall’altra si è probabilmente esaurita quell’ondata inflativa globale guidata dall’investment frenzy sui mercati emergenti – e che ha coinvolto anche materie prime e infrastrutture (ora sui mercati emergenti si parla di consumi domestici, altra storia…). La BoJ, per rimanere “solvente”, avrebbe bisogno di svalutare la valuta locale contro il dollaro, spingendosi quindi oltremodo in un terreno di “inflation-targeting”: questa strategia porterebbe però gli investitori locali – soprattutto quelli che detengono JGBs – a cercare protezione e rendimento, spostando quindi asset sull’azionario. E, viceversa, se c’è una regione che potrebbe beneficiare di un’inversione di tendenza nel fenomeno inflativo dell’ultima decade, è proprio il Giappone, che è stato tanto sotto pressione per la sua inerente essenza “deflativa”.

Se poi, come abbiamo visto in febbraio, si confermerà il trend d’inversione tra dollaro e yen – e non è escluso che la miglior congiuntura negli Stati Uniti porti anche la Federal Reserve a invertire la propria politica – allora stiamo per assistere davvero a un epocale giro di boa per gli amici di Tokyo. Che sia una delle scommesse da mettere in portafoglio per il 2012?

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