Nonostante l’agreement di ieri notte (more on this below), l’Eurostoxx 50 ha chiuso la giornata negativamente (-0.34%), con la Germania che ha fatto addirittura qualche basis point peggio (DAX: -0.58%), mentre oltreoceano – as of writing – l’S&P 500 è a +0.46% (ma non dimentichiamoci che ieri negli Stati Uniti i listini azionari erano chiusi e dovevano inseguire l’ottimo lunedì europeo). Se nel nostro continente l’equity è rimasto “indietro”, l’obbligazionario si è invece comportato relativamente bene, con il BTP di nuovo in restringimento (-6.3bps) e a quota 5.40%, preceduto dalla Spagna (-7.2bps) e seguito dall’Irlanda (-2.8bps).
Graficamente il rally dei mercati è abbastanza impressionante, dato che dall’inverno scorso è stata un’impennata piuttosto “steep”. Ma tant’è: market is always right! Più proni all’errore sono invece i singoli individui, anche e soprattutto quando si avventurano in stime e previsioni. Prendiamo ad esempio quanto è uscito dall’accordo di ieri sera – per lo meno in termini di “sostenibilità” del debito greco: l’impressione è che si tratti di un’operazione tutta sul filo del rasoio, dove anche il minimo scostamento rispetto al piano può produrre effetti collaterali indesiderati.
Lo scenario di base della Troika è che il prodotto interno lordo di Atene si contragga di un altro 4% quest’anno, per stabilizzarsi poi nel 2013 e crescere infine intorno al 2.7% all’anno nel lustro successivo. Le stime dei nostri burocrati incorporano anche una posizione fiscale nel 2014 già in avanzo primario (4.5% del PIL), surplus poi assunto tale per gli anni a seguire. Con questi presupposti, il debito greco scenderebbe al 129% nel 2020: alcune opzioni aggiuntive aiuterebbero però a raggiungere l’obiettivo del 120% (che, come sappiamo, non rappresenta comunque una soglia “sostenibile”).
Ora, la Troika ha anche incluso nei suoi documenti un cosiddetto “tailored downside scenario”, ovvero una stima di come potrebbero andare le cose se Atene mantenesse lo status quo in termini di politica economica: in questo caso, il PIL scenderebbe del 4.8% quest’anno (mezzo punto peggio del caso “base”), contraendosi anche nel 2013 dell’1% e poi crescendo in media dell’1.9% negli anni successivi. Con queste previsioni la Grecia non raggiungerebbe un avanzo primario del 4.5% almeno fino al 2017 e il rapporto debito/PIL finirebbe al 159% nel 2020.
Come alcuni analisti si stanno domandando in queste ore, questa stima è davvero rappresentativa di un “tail risk” o si tratta forse di un’ipotesi realistica visto il track-record dei politici greci? Ecco perché la Troika ha deciso di perseverare con l’idea di una “nanny” che faccia da balìa e da controllore su Atene, “…ensuring the timely and full implementation of the programme”. Difficile sapere se questo commissariamento cantonale della Grecia sarà facilmente digerito dalla popolazione…