La scelta di Eracle

Pare incredibile come il Mito e la Storia vengano oggi in aiuto nell’interpretazione delle vicissitudini greche. A suo tempo, Georg Friedrich Händel compose un oratorio sulla storia della “scelta di Eracle”, ovvero di quella parte del mito che racconta di un figlio di Zeus (e della mortale Alcmena) ancora non molto eroico e alle prese con la difficile scelta tra una vita fatta di virtù etica e morale e un’altra colma di piaceri e di peccato. Alla fine, come sappiamo, Ercole scelse la strada della rettitudine – facendo la fortuna dei “copy-writer” antichi che ne descrissero le eroiche gesta. Nel 2012, invece, i non molto eroici politici greci si ritrovano tirati per la giacchetta da una parte e dall’altra, da una famiglia europea che spesse volte non sa essere rigorosa e al contempo benevola (si vedano gli atteggiamenti diversi di Schäuble e Merkel) e da una deriva populista e pseudo-indipendentista che, facendo leva su sentimenti esasperati di una popolazione stremata dall’austerità, vede in una uscita dall’area euro una sorta di catarsi collettiva per la nazione tutta.

Oltre a questo dilemma “morale” per i poltici ateniesi, vi è però il ben più complesso “aut-aut” tecnico per le controparti europee, ovvero quell’insieme di dettagli che determineranno il successo o meno della ristrutturazione del debito greco. E qui, come sappiamo, sono pochi i parlamentari che hanno le competenze e la pazienza per addentrarsi in meandri tanto oscuri e allo stesso tempo così contradditori.

C’è ad esempio la condizione della Banca Centrale Europea, che con il debt-swap agreement con la Repubblica Ellenica paventato ieri (e forse implementato oggi) potrebbe uscire dal tavolo del PSI, eliminando da una parte il “free-riding” di creditori furbetti (la BCE è il maggior detentore di obbligazioni greche e non potrebbe mai accettare un “hair-cut”, perché implicherebbe un finanziamento monetario del bilancio greco) ma creando contemporaneamente un grosso problema per altri creditori. Infatti, tale swap offrirebbe alla BCE lo status di “preferred creditor”, ovvero al di sopra di qualsiasi azione coercitiva di Atene, poiché eviterebbe all’istituto centrale di registrare una perdita sulle obbligazioni greche che detiene in portafoglio – e permettendole quindi di non contravvenire ai Trattati istitutivi (divieto di “monetary-financing” degli Stati sovrani dell’area euro). L’effetto indiretto è che tale “preferred status” – lo stesso che gode di fatto il Fondo Monetario Internazionale – causerebbe probabilmente uno scossone negli altri mercati governativi dell’area euro, poiché in caso di altre ristrutturazioni (Portogallo? Irlanda?) la BCE otterrebbe un trattamento diverso rispetto agli altri creditori. Ergo, non sarebbe da escludere un altro re-pricing dei Titoli di Stato della periferia.

Un altro tecnicismo di difficile comprensione per i parlamentari di mezza Europa è rappresentato dalla “time-line” di questa ristrutturazione. Prendiamo l’attuale ipotesi di PSI, per esempio: nonostante che non vi siano dettagli ufficiali, il governo di Atene dovrebbe avere disposizione di almeno una decina di giorni per consentire ai bond-holders di leggere e valutare l’offerta, procedendo quindi a dichiarare il proprio interesse a partecipare. Ma i creditori vorrebbero aspettare prima la votazione dei parlamenti europei a favore del secondo pacchetto di aiuti, così da avere la certezza che dietro la ristrutturazione ci sono i soldi dell’EFSF e dei contribuenti. Allo stesso tempo, bisogna intervenire anche su quelle obbligazioni greche che stanno alla base di alcune operazioni di riacquisto (“repo”) che varie istituzioni europee hanno in piedi con la BCE: questo collaterale dovrebbe essere sostituito con altri asset (magari debito dell’EFSF), in tempi utili affinché si possa procedere poi all’effettivo swap del debito greco attuale con quello “nuovo”.

Ma, come potete intuire, quello appena illustrato non è un banale manierismo finanziario: è quell’insieme di dettagli e di minuziose regole che determina o meno l’avverarsi di un incidente “tecnico” che potrebbe portare a conseguenze non “scontate” dai mercati. Ecco quindi che si inizia a comprendere il perché di un certo balletto a cui stiamo assistendo a livello europeo, con Schäuble che commette “gaffe” diplomatiche, con i politici greci che quasi sperano di posticipare il PSI a un post-elezioni (dopo aprile, quindi), con il dibattito che si riaccende su un potenziale default di Atene o sul prosieguo della tragedia “Greek bail-out”.

Come per Eracle, la scelta tra virtù e vizi non è stata ancora fatta…

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