I risky assets stanno recuperando parte di quello che hanno perso durante la giornata di venerdì: ad Atene la votazione parlamentare di ieri notte è servita a qualcosa, nonostante che spaventino ancora le dinamiche di “strada” (more on this later). Benché i media siano dominati da questo tema, la crisi greca rimane probabilmente un capro espiatorio per giustificare la fatica del mercato in questi ultimi giorni. Non c’è convinzione né verso l’alto né verso il basso e vedo con difficoltà una rottura rialzista nel breve, anche se “the pain trade remains higher”. L’Eurostoxx 50 ha chiuso a +0.43%, seguito dall’S&P 500 che – as of writing – è a +0.40% e il Brasile che è a +1.89%, mentre l’Italia ha chiuso flattish.

Per quanto riguarda le nostre elucubrazioni quotidiane, vi riporto che tra venerdì e lunedì sono uscite alcune interessantissime analisi del Financial Times che vale la pena riprendere, perché racchiudono bene parte del pensiero che abbiamo sviluppato in questi mesi sul tema Grecia e su quello “Europa”. Stamattina l’editorialista Wolfgang Münchau ha esordito nel suo articolo richiamando l’attenzione sull’incompetenza della leadership europea (i nostri “pigmei” di qualche giorno fa). Quoto: “they lacked experience in managing financial crises. They did not even consult with policymakers in other parts of the world who had dealt with crises in previous decades. Armed with ignorance and arrogance, they ended up repeating everyone else’s mistakes. They thought they were clever when they came up with the idea of an expansionary fiscal contraction”. Touché. Münchau ricorda inoltre che, nonostante la votazione di ieri notte, il secondo pacchetto di salvataggio per Atene deve essere votato dai parlamenti nazionali (ad esempio, dal Bundestag): quindi, c’è sempre il rischio che il treno deragli prima di arrivare a destinazione. Aggiungo poi una mia valutazione a quanto scritto da Münchau: se prendiamo ad esempio il target di riduzione del debito sul PIL al 120% nel 2020 (obiettivo che fa parte del programma di salvataggio), questo è semplicemente un modo per “tutelare” l’Italia rispetto al proprio rapporto debito/PIL, perché di fatto non è sostenibile per noi né a maggior ragione per la Grecia. Dovrebbe scendere sotto il 60% per avere effetti positivi. Meglio quindi lasciarla fallire (la Grecia) e utilizzare le risorse europee per attivare un piano Marshall che aiuti il paese a ricostruire un’infrastruttura economica e sociale e garantisca alla nazione un futuro realisticamente raggiungibile.

Altra riflessione, stesso quotidiano. Quentin Peel – corrispondente dalla Germania per l’FT – ha partecipato a un convegno settimana scorsa al quale la Merkel si è prestata per gli introductory remarks, e il pensiero che ne è scaturito spiega in parte ciò che la nostra mente apparentemente “obnubilata” non ha saputo cogliere nel corso di questi mesi: la Merkel non vuole solo un’unione fiscale, un’austerità diffusa e una riduzione del peso dei debiti statali; il Primo Ministro tedesco vuole imprimere un’accelerazione al fenomeno politico che si chiama Europa e che, purtroppo, sinora è stato il dilettuoso rompicapo di una serie di raffinati “bricoleur”. Si tratta di quella “visione” (meglio dire forse, “una” delle visioni) di cui l’Unione ha bisogno, ma che certamente non è condivisa da tutti, in primis dalla Francia che non vuole assolutamente abbandonare la Quinta Repubblica. Se la Merkel vuole infatti trasferire “step-by-step” le competenze governative nazionali a Bruxelles, deve prima avere dalla sua parte le cosiddette constituencies, ovvero gli elettori.

E rimango quindi basito che Angela Merkel ritenga “giocabile” ora questa mano, in un contesto politico-sociale che sta evidenziando sempre di più uno scollamento strutturale tra la politica e la strada. Parafrasando l’ahinoi poco letto Massimo d’Azeglio, “pur troppo s’è fatta l’Europa, ma non si fanno gl’europei”. Che siano pragmatici i tedeschi, che seguano la realpolitik! Perché le molotov per le strade di Atene non sono mai da sottovalutare, nemmeno all’ennesimo anno di recessione.

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