As of writing, l’Eurogruppo si sta riunendo a Bruxelles per discutere del caso Grecia: Jean-Claude Juncker ha detto che stasera non ci sarà alcuna decisione finale sul tema (delusione). A pranzo, invece, c’è stata la press conference a Francoforte con un Mario Draghi che ha ricordato i rischi al ribasso per la crescita economica dell’area euro, ma che ha al contempo detto ai giornalisti che i leader dei partiti greci hanno raggiunto un accordo (euforia). Quale che sia il risultato della discussione all’interno dell’Eurogruppo – e comunque considerando prospettive di crescita ottimistiche per la Grecia – Atene raggiungerà nel 2020 un rapporto debito su PIL del 120% (!!!). Quindi, nonostante gli sforzi sinora compiuti e l’ingente esborso di risorse da parte della collettività, rispetto a oggi la situazione sarà solo migliorata in termini relativi. È anche vero che probabilmente si riuscirà a evitare un “disorderly default” della Grecia anche per quest’anno, ma allo stesso modo – visti i risultati del primo pacchetto di salvataggio – rimangono molti dubbi sulla possibilità che il secondo “bail-out package” consegua migliori risultati. Un po’ anche per la mancata “catarsi” politica di cui si parlava qualche giorno fa: nonostante i vari proclami, il problema sarà l’execution, e nel caso di un’implementazione insufficiente delle richieste della Troika, la scelta per Atene sarà molto più “harsh”.
I mercati rimangono però ancora ben sostenuti, soprattutto perché se si elimina il problema “sovereign”, i fondamentali sono in continuo miglioramento. Il BTP stringe di 13bps e siamo al 5.45%, il Portogallo fa anch’esso bene (soprattutto rispetto a fine gennaio) con il tasso “solo” al 12.8%, la Cina ha chiuso flat nonostante dati d’inflazione peggiori delle attese, l’Eurostoxx ha segnato un altro guadagno (+0.37%) mentre gli Stati Uniti rimangono flattish (se si esclude una stellare Apple, a nuovi massimi storici). Noiosamente, i broker ripetono il mantra che abbiamo anche noi menzionato in questi giorni, ovvero che “the tape is tired and many would like to see a sell-off”: questo è vero, com’è vero che molti investitori conservativi sono stati “sucked in” da questo rally proprio all’inizio della settimana (e in seguito alle rotture tecniche importanti in area euro…quindi sperando che il rally continui senza sell-off), ma questo genere di condizioni possono durare molto a lungo. Meglio quindi non pensarci troppo e affrontare più la questione della “big picture” evitando di fare “timing” di mercato. Ovvero, non facciamo l’errore dei nostri politici.
Infatti, se si considerasse uno scenario più ampio – e prendendo a prestito quanto scrive uno strategist di SocGen – quello che vediamo oggi nell’arena politica è uno spettacolo per certi versi grottesco: “i pigmei che popolano le elite politiche e monetarie preferiscono genuflettersi di fronte alla corte suprema dell’opinione pubblica nel tentativo patetico di non esser messi sotto accusa per la loro dozzinale e imperdonabile incompetenza nella gestione di questa crisi”. Giudizio pesante, che probabilmente si rifletterà nelle varie tornate elettorali che vedremo quest’anno e l’anno prossimo.
Intanto, non avendo quasi altra scelta, le banche centrali continuano a inondare di liquidità il mercato: anche oggi la Bank of England ha aumentato di altri 50bn di sterline il proprio programma di acquisti di Gilts. A fine mese, poi, ci si attende un altro potente LTRO della BCE che rimetta in moto anche il “lending” dell’area euro. Ma essendo quest’ultimo sostanzialmente un “repo”, quali sono i rischi di mark-to-market, di margin call, di mancanza di collaterale da postare per ottenere prestiti? Ah, sì…ci si dimentica del fatto che ora si possono utilizzare anche i crediti bancari (mutui, unsecured claims alle PMI e prestiti alle società pubbliche) e che, sicuramente, la BCE rivedrà gli hair-cut in caso di downgrade di qualche paese.
I pigmei saranno piccoli, ma sono flessibili e non mancano certo di (pericolosa) creatività…