Altra super giornata per i risky assets: Eurostoxx +1.8%, FTSE MIB +2.45%, Hong Kong +1.3%, S&P 500 +0.5%, euro in ulteriore rafforzamento contro il dollaro (+0.49%, ma non è un positive per la crescita, come vedremo più oltre). Le banche europee fanno tantissimo: SocGen +13.15%, Commerzbank +14.9%, Unicredit +12.9%. È evidente che il posizionamento “risk-off” di molti investitori esteri ha costretto alcuni di essi a procedere con uno short-covering (e rotazione) di alcuni settori, in particolare di quello bancario. L’idea (o la speranza) è che l’effetto combinato di LTRO e della potenziale riduzione dei “capital requirements” sulle banche da parte dell’EBA (tanto rumoreggiata in questi ultimi giorni) elimini in parte uno sconto dal mercato. Ed essendo Europa e Italia molto cheap, ecco che godiamo di un buon rimbalzo: da inizio anno siamo già a +5.1% su Eurostox e a +9.3% sulle banche europee.

Molti catalyst – o presunti tali – nella giornata di oggi. Dall’asta spagnola che ha collocato 2bn in più del target previsto (6.6bn vs. 4.45bn, ma con effetto nullo sullo spread intraday) a quella francese, con Parigi in piazzamento con tassi significativamente più bassi rispetto alle precedenti emissioni (anche qui short-covering?). Da Commerzbank che dichiara di essere in grado di sostenere appieno i requirements dell’EBA (“has already fulfilled 57% of EBA capital requirements”) entro la fine di giugno, alle banche cinesi che potrebbero beneficiare di un ulteriore rilassamento da parte dell’autorità monetaria centrale, sia sul capitale che sulla liquidità re-immessa nel mercato. È un gennaio decisamente “risk-on”, con molti investitori in modalità “chase the rally”. E visti alcuni indicatori di sentiment tuttora in zona di panico, questo rally ha forse ancora abbastanza fiato in corpo.

Non nascondo di essere stato sinora decisamente cauto/scettico, sebbene molti segnali fossero stati già lanciati (e qui commentati) con effetti benefici sui mercati: mi sono focalizzato sempre sull’eventualità che gli imbalances macro “intra-eurozone” fossero più importanti per il mercato, nel breve, rispetto alle misure di liquidità. Potrei sbagliarmi, ma già si è discusso del momentum estremamente positivo sui dati negli Stati Uniti, che potrebbe invece rallentare; si è già fatto riferimento all’LTRO come un game-changer, o un Quantitative Easing immesso dalla porta di servizio, che avrebbe però solo spostato in là alcune problematiche, senza realmente risolverle. Certo è che diventa sempre più diffcile definire la finestra temporale su cui fare previsioni di mercato, a maggior ragione in un contesto così fluido dal punto di vista politico. Rimane quello il vero game-changer.

Ma volendo mantenere un atteggiamento dubbioso, più volte si è anche parlato dei rischi di “up-side” per quest’anno. Lo scetticismo è un’arma a doppia lama, quindi non si perda di vista anche la possibilità che l’Europa possa sperimentare un “decoupling” rispetto al resto del mondo. Se gli Stati Uniti riprendono a crescere, se i mercati emergenti proseguono nel loro run-rate positivo e se l’euro ritorna a deprezzarsi dolcemente (contribuendo a scongiurare una recessione qui da noi), non è improbabile che il 2012 possa essere un anno di festa per chi è un equity investor (o vuole cavalcare un trend di equitisation forzata o volontaria…)

Memento audere semper: proviamo quindi a seguire l’invito dannunziano e rimaniamo risk-on!

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