Iniziamo oggi dando immediatamente la parola ai mercati, che hanno dimostrato un’egregia propensione all’indifferenza nei confronti di avvoltoi, becchini e malaugurati scenaristi dell’ultima ora (a.k.a., agenzie di rating & C.). New York, as of writing, segna un onestissimo +0.78%, preceduta da una brillante performance del Brasile (+1.34%), star del firmamento emergente, anche se considerata in euro (da inizio anno, +15.19%). L’Europa oggi stalla, con l’Eurostoxx 50 che chiude a -0.25% e la Spagna che soffre a -1.34% (danneggiata dallo storno del 2.4% di Telefonica). L’euro è ben sostenuto, riprendendosi dallo sfogo delle ultime 6-8 settimane e dopo aver toccato minimi che, tuttavia, non escludono ulteriori fasi di debolezza. Di omogenea fattura la performance registrata dai BTP, che hanno stretto di 7bps – con minimi dello spread durante la giornata a +450bps. Non emulano tutti i titoli bancari italiani (Unicredit a -1.2%, ISP a +1.2%), mentre sovraperformano SocGen (+5.3%) e CredAgricole (+3.2%).

Memorizziamoci ora questo ultimo andamento: come più volte ricordato, se mai ci sarà una risoluzione della crisi in area euro, questo sarà il settore che farà meglio. I finanziari sono a valutazioni improponibili, e parte dello sconto deriva anche dal contesto politico in Europa. Personalmente ritengo che siamo non molto distanti dalla decisiva presa di posizione di Draghi e, soprattutto, vedo un Monti decisamente molto abile nei suoi recenti movimenti tra le capitali europee. È il più competente (forse l’unico) primo ministro dell’euro zona, è sicuramente il più imbalsamato e sicuramente il più genuinamente europeista: mi sbilancio a dire che ha proprio le doti che ci servono a livello europeo. Non dubito che sappia convincere i teutonici amici di Berlino a indossare finalmente il Tracht e ad allentare un po’ la loro severissima visione dell’Unione.

I nostri vicini tedeschi, infatti, stanno indossando al momento i panni di un austero primario che sta consigliando al proprio unico paziente – che soffre ahimè di broncopolmonite – di mettersi a dieta e fare più esercizio. Nessuno nega che l’attività fisica sia necessaria e importante, ma questa presume (e assume) un individuo sano. Se l’individuo è malato, prima è necessario riempirlo di ricostituenti, poi si può provare a vedere se è in grado di fare ancora esercizio ginnico. E non importa quanto il paziente sia sovrappeso: se è malato di broncopolmonite, il medico deve dargli per tempo il giusto antibiotico. Dopo tutto, più la malattia si protrae incurata, più alto è il rischio di morire, no?

Ma non è forse questa una metafora adatta allo stato di “recessione di stato patrimoniale” che viviamo in molti paesi del Vecchio Continente, dove tutti (pubblico e privato) stanno facendo deleverage, nonostante tassi ufficiali a livelli minimi? Sui bilanci “aggregati” nazionali si stanno accumulando enormi quantità di denaro che sono “stallate” nel sistema interbancario, senza riuscire a rientrare nell’economia: manca il “borrower of last resort”, ovvero i governi, che spendano in ottica anti-ciclica le risorse che l’economia nazionale sta risparmiando. Ed ecco forse spiegata anche la migliore performance economica relativa attesa della Gran Bretagna rispetto all’area euro: loro, la fiscal austerity, la stanno posticipando al ciclo economico che partirà a fine anno prossimo. In questo modo, gli stabilizzatori automatici possono ancora funzionare bene, soprattutto se accompagnati da una politica monetaria ultra-loose.

In the end, who cares of rating agencies: il concetto di “recessione di stato patrimoniale” non è nel loro vademecum e l’esperienza giapponese (e quella recente negli Stati Uniti e in Europa) insegna che il mercato sta già prendendo dimestichezza con l’argomento e probabilmente gli operatori reagirebbero bene a un chiaro piano di sostenibilità fiscale con riduzioni dello stock e del deficit nel corso degli anni, lasciando in campo alcune politiche anti-cicliche a sostegno dell’economia reale nel breve. Chissà se anche Monti ne mastica qualcosina di questi temi…

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