Ben trovati dopo questa breve pausa natalizia. Riprende la nostra analisi quotidiana dei mercati e del contesto geopolitico internazionale: quest’ultimo in particolare assumerà un’importanza ancora maggiore durante tutto il 2012, viste le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e in Russia, e considerato anche il cambio di leadership in Cina. Ovviamente, non possiamo sottovalutare quanto sta accadendo qui in Europa e quello che potrebbe avvenire nel vicino Medio Oriente (Siria e Iran sono gli hot-spots che inizieremo a monitorare con maggiore attenzione nelle prossime settimane). Come potete immaginare, sono tutti elementi che contribuiranno a mantenere i listini molto volatili e a rendere estremamente difficile qualsiasi lavoro di scelta su come allocare gli investimenti. Ma, per lo meno in ottica di “road-map”, possiamo così cercare di tenere a mente alcune delle “issues” che ci guideranno nel corso dell’anno.
Intanto, questo 2012 è iniziato con segno positivo per quasi tutte le piazze borsistiche (tralasciamo l’Italia, dove pesa Unicredit, -45.9% YTD). In euro, as of writing, l’S&P guadagna il 3.3%, il NASDAQ il 4.3%, il Brasile il 6.7% e il FTSE l’1.9%. Rimangono indietro, come accennavo, Milano (-4.56% da inizio anno) e l’area euro in generale (Eurostoxx 50: -1.3%). Sul fronte valutario finora c’è stata ulteriore debolezza dell’euro, che ha perso tra l’1% e l’1.8% contro la sterlina, il dollaro e lo yen. Gli spread sono rimasti sotto pressione per i periferici – con l’Italia a +527bps rispetto al Bund – mentre il “core” di Germania, Inghilterra e Stati Uniti ha beneficiato meno dell’interesse degli investitori, probabilmente più inclini a mettere qualche gettone in più sui risky-assets piuttosto che rimanere fuori dai giochi.
Tra le beta-play più legate agli aspetti di geopolitica vi è sicuramente la Russia, che da inizio anno sale del 3% (+5.5% in euro), dopo aver comunque perso oltre il 17% nel corso dell’anno scorso. Dopo i massimi di aprile, la borsa moscovita è scesa sino ai minimi di ottobre, recuperando poi sul finire d’anno parte della sottoperformance relativa. Nel corso dell’anno, i timori sulla crescita globale hanno spinto alcuni a scommettere su un deteriormento dello scenario anche sulle materie prime (e in particolare sul petrolio): essendo la Russia legata a doppio filo alle quotazioni del greggio, c’è stato un tentativo di anticipare uno storno mai concretizzatosi sui prezzi dell’energia attraverso uno short su Mosca (e la domanda è ora: tornerà l’equity russo a quotare in linea con il greggio, che invece ha sovraperformato il listino russo?). Inoltre, la politica domestica e le elezioni in particolare hanno non poco influenzato la già tenue propensione al rischio degli operatori, che hanno spesso utilizzato la Russia e il rublo come fonti di funding per incrementare la componente “cash” dei portafogli.
Per il 2012, credo che sia importante ricordare innanzitutto gli imperativi geopolitici russi. In primis, la necessità di mantenere un forte governo centrale e quindi un sistema economico sotto controllo. Storicamente, la Russia “imperiale” è stata sempre affaticata dalla necessità di allargare la sua sfera d’influenza per difendersi dalle minacce esterne (non ha confini difendibili) e di mantenere al contempo una coesione interna tra etnie estremamente eterogenee tra di loro (l’allargamento dell’impero moscovita ha, nel corso dei secoli, incluso popolazioni diversissime tra loro). Putin è consapevole di questo e credo che riuscirà a imporre un’agenda politica ancora più aggressiva in termini di “influenza geopolitica” russa nella cosiddetta Eurasia, ovvero la zona d’influenza russa (vale la pena rileggere http://www.reuters.com/article/2011/10/03/us-russia-putin-eurasian-idUSTRE7926ZD20111003). Questo porterà però a un rallentamento di alcune riforme (l’eccessiva libertà potrebbe infatti limitare la capacità della burocrazia centrale di gestire l’apparato economico-sociale russo) ma non per questo rappresenterà un aspetto negativo: anzi, la stabilità e il collante rappresentato da questa agenda potrà eliminare una parte dello sconto che tuttora pesa sulle quotazioni (e che dipende anche da goveranance poco trasparenti, corruzione diffusa e mancanza di politiche shareholders-friendly per gli azionisti esteri).
Quanto è accaduto nel 2008 in Georgia è stato certamente un’anticipazione di quanto continuerà ad accadere nel corso dei prossimi anni, appena Putin tornerà al seggio presidenziale. Non sarà quindi l’ultima volta che rifletteremo di geopolitica parlando della Matuška Rossija.