Come alcuni trader hanno scritto in mattinata, oggi c’è la sensazione che il mercato sia pervaso da “fear of missing”. Investitori timorosi di perdersi un’ulteriore gamba rialzista del rally iniziato con i minimi di inizio ottobre, stanno coprendo posizioni short e allungando su molti titoli. Most notably, l’S&P 500 ha rotto al rialzo una resistenza tecnica palese (media mobile a 100 giorni) e guadagna, as of writing, l’1.3%: ma sarà importante, come sempre, aspettare il livello alla chiusura della seduta. Inoltre, in Cina durante la notte sono usciti i dati preliminari sul settore manifatturiero: la survey fatta da HSBC ha mostrato un recupero da 49.9 a 51.1, e questo sta guidando la performance di China-related investments (Copper, Oil e alcune azioni…Shanghai +2.29%, Corea del Sud +3.26% e Taiwan +2.97%). Infine, un altro “positive” è stato il fatto che, nonostante che non siano arrivate grosse news dai meeting del week-end, in area euro non c’è stato sell-off, anzi: l’Eurostoxx 50 guadagna 1.3%, il Dax è su di 1.4% e l’Italia è dietro a +0.72%.
Prima vi accennavo di un lancio di stampa dell’Associated Press, relativamente all’ipotesi di vedere presto un EFSF più che raddoppiato, che conferma quanto preannunciato, ovvero che stiamo prendendo una direzione che pare più convincente
Abbiamo effettivamente bisogno di un “real bazooka”, se consideriamo che nonostante il movimento “risk-on” sull’equity, i bond periferici stanno soffrendo durante la seduta odierna (può anche significare che, semplicemente, c’è una rotation fuori da bond “into equities”). L’Italia rimane sotto pressione, con il BTP a 5.92%. A questo proposito, venerdì scorso ho partecipato a una conference call con Nouriel Roubini, il famigerato economista che già nel 2006 parlava dei problemi che sarebbero scaturiti dalla bolla immobiliare americana. Ha assolutamente confermato la sua nomea di “gloom-doom-boom economist”, dato che oltre a ribadire alcuni dei concetti che abbiamo già discusso altre volte (ovvero, che sono necessari tre step per chiudere la crisi: 1) ristrutturare debito greco, 2) ricapitalizzare le banche europee, 3) aumentare la firepower dell’EFSF), ha condiviso uno scenario sull’area euro in generale. Con una probabilità inferiore al 50% ritiene che nel giro di 12 mesi il framework politico-fiscale-economico renderà possibile un’uscita controllata della Grecia dall’area euro (e quindi, un ritorno di Atene alla dracma), il fallimento ordinato dei suoi debiti e un effort di riforme sostanziali che permetteranno al paese di ripartire, con l’aiuto di FMI e BCE. Non è escluso che tale ricetta venga utilizzata anche per altri casi estremi (Portogallo?). Il grosso delle probabilità, invece, Roubini lo colloca su uno scenario più “cataclismico”, che parte ancora una volta dalla Grecia e in particolare da un collasso del governo di Atene, incapace di far digerire al proprio elettorato ulteriori sacrifici e, molto probabilmente, una vera e propria depressione. La sua idea è che nel giro di un anno o entro i prossimi 3/6 mesi questo scenario porterebbe a una “disintegrazione” del costrutto dell’Unione Monetaria Europea.
Fortunatamente, nonostante il suo connotato “darkish”, Roubini ha anche fatto intuire quali possono essere alcune delle soluzioni per evitare tale cataclisma. E tutto inizia dal riconoscere alcuni problemi cronici del nostro continente: scarsa competitività di alcune regioni (soprattutto al sud), un problema demografico diffuso e, conseguentemente, di crescita potenziale, una crisi di liquidità collegata a timori relativi alla solvibilità di alcuni paesi dell’area. L’equilibrio instabile dell’Unione Europea, e in particolare dell’Unione Monetaria, deve essere ordinato e disciplinato, anche attraverso “spauracchi” che facciano da argine sui Titoli di Stato: in quest’ottica, il “bazooka” dell’EFSF, se alzato oltre i mille miliardi di euro, potrebbe sortire qualche effetto positivo. E lascerebbe quindi il tempo ai policy-makers di concentrarsi finalmente sul tema politico di una maggiore integrazione fiscale e di politica economica.
Intanto, a casa nostra (tralasciando quanto visto alla conferenza stampa del “direttorio franco-tedesco”) si parla di ben DODICI differenti proposte di “tax amnesty”, presentate oggi sul tavolo del Consiglio dei Ministri, e di economisti che propongono idee per “dare una scossa all’Italia”: http://www.corriere.it/editoriali/11_ottobre_24/giavazzi-alesina-dieci-proposte-per-una-scossa-italia_4ad8df9e-fe0a-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml. A ben vedere, in questo momento il BTP non è per nulla scosso…