Giornata relativamente tranquilla sui mercati: Eurostoxx 50 negativo a -0.79%, S&P 500 positivo a +0.28%, mercati emergenti piuttosto mixed (Brasile +0.98%, Shanghai -0.95%) e spread in allargamento su tutti i fronti, con in particolare i decennali su Bund e UST di nuovo sopra al 2%. Le valute sono piuttosto stabili, con euro/dollaro a 1.3627 e euro/yen a 104.26. Risk aversion rimane elevata nonostante il rally delle ultime tre sedute e la volatilità rimane a livelli relativamente alti.
Si sente sempre di più parlare di Cina e rischi connessi al blow-up del loro modello di sviluppo, nonché di tassi mensili double-digit di lending nel black market (se scoppia la bolla immobiliare lì, il deleverage sarà massiccio). Oggi il rame perde insieme al petrolio, così come i titoli materials. Sui portafogli Emerging Markets credo che sposteremo la nostra attenzione su mercati più cheap (come Brasile, ad esempio), dove i legami con la crescita economica globale sono minori e dove probabilmente i policy makers hanno più possibilità di manovra (ci si attende ad esempio che la Banca Centrale Brasiliana riduca velocemente i tassi d’interesse nei prossimi mesi).
Oggi c’era molto chit-chat su un articolo francese de “La Tribune” che rivela un presunto piano sulla Grecia preparato da Rolan Berger. I passi da compiere sarebbero i seguenti:
– vendita di asset posseduti dallo stato (banche, immobili, telecom) per un controvalore stimato di circa €125bn. La transazione avverrebbe con un veicolo creato ad hoc (operazione simile a quella che la Germania fece con la Repubblica Democratica Tedesca nel ’90, di cui Rolan Berger fu uno degli ideatori)
– questo SPV sarebbe in mano a un’istituzione europea (non ben definita) che provvederebbe a privatizzare/vendere gli asset sul mercato entro il 2025
– i €125bn incassati dal governo greco verrebbero utilizzati per riacquistare da BCE ed EFSF i propri bond, riducendo il rapporto debito/PIL dal 145% all’88% circa. Di conseguenza, la Banca Centrale Europea si libererebbe del rischio-Grecia. E gli interessi sui bond ellenici potrebbero ridursi istantaneamente del 50% circa, permettendole tranquillamente di riaccedere ai mercati
– l’SPV posseduto interamente dall’istituzione europea potrebbe mettere ulteriori capitali nel fondo e, oltre al cash incassato dalla vendita degli asset, avrebbe la capacità di re-investire nuovamente nell’economia greca per un ammontare dell’8% circa del PIL, portando a una crescita annuale del 5%. Attraverso un gettito fiscale più alto, oltretutto, il governo greco potrebbe riacquistare un altro punto percentuale di debito (su PIL) all’anno.
Ci sono molti dubbi su questa proposta (che pare possa essere particolarmente gradita ad Angela Merkel). Se allo stato attuale i greci prevedevano di vendere €50bn di assets da qui al 2015, mi domando con quale intensita e velocità debbano procedere alla vendita di assets per ulteriori €75bn (firesales? Ma in effetti il termine è più lungo di dieci anni). La maggior parte degli assets, inoltre, sono immobili. E questo implica una marea di problemi in termini di burocrazia greca. Infine, come dicono in UK, the devil is in the details: fare un SPV del genere significa scommettere e levereggiare sulle best practice in termini di ristrutturazione, gestione degli asset e piazzamento degli stessi sul mercato, in un contesto dove – di base – l’SPV fornirebbe cash up-front ad Atene, con la promessa che il governo greco non osteggi il processo di privatizzazione nei prossimi anni. Che dire poi del “downside” risk nelle partecipazioni bancarie greche di questo SPV, ad esempio, in caso di default greco?