Andamento da ottovolante

L’inizio della settimana è stato caratterizzato da un andamento intraday da ottovolante. Le borse hanno aperto male, con l’Asia in negativo (Shanghai -1.64% e Tokyo -2.17%), per poi riprendersi velocemente durante la prima parte della giornata (a un certo momento l’Italia ha superato +4%). As of writing, purtroppo, siamo tornati indietro: Eurostoxx 50 è a +0.63%, S&P 500 è a -0.42% e il Brasile perde oltre 1%.

Sulla componente obbligazionaria al momento siamo stabili sui livelli di chiusura di venerdì, con solo un po’ di debolezza in Germania, un paio di bps di allargamento su Italia e, ancora, stress su Grecia e Portogallo. Il week-end non ha infatti portato consiglio sul tema, visto che IMF, World Bank e rappresentanti del G20 hanno semplicemente reiterato l’intenzione di affrontare la crisi. Siamo, in realtà, ancora behind the curve, ma si inizia a parlare più concretamente di ricapitalizzazione delle banche (cosa che discutevamo già da inizio settembre). I rumours di una massiccia ristrutturazione del debito greco (con haircut nell’ordine del 50%) stanno già circolando nei corridoi dei policymakers, e sembra che la Germania non sia poi tanta lontana da questa posizione. Ma c’è, credo, ancora difficoltà per un allargamento dell’EFSF, soprattutto se si guardano i dettagli tecnici sinora circolati, ovvero la possibilità di levereggiare la facility attraverso la Banca Centrale Europea. Quest’ultima oggi ha annunciato che sta ponderando la possibilità di iniettare nuova liquidità nei mercati attraverso l’acquisto di covered bond, come ha già fatto in passato (ed è forse sull’onda di questa notizia che i listini hanno fatto così bene durante la mattinata).

Sul fronte macroeconomico, questa settimana potrebbe essere importante, dato che ci sono diverse indicazioni che dall’America potrebbero chiarire lo stato di salute dell’economia oltre Atlantico (non solo…abbiamo anche China PMI durante il week-end…). Il timore è che i livelli di inventories, di esportazioni e di nuovi ordinativi si allineino in una configurazione negativa per i mercati: lo scossone di agosto ha impattato non solo la fiducia degli investitori, ma ha avuto effetti anche sulle aspettative degli operatori economici “reali”, ovvero quelli che decidono a proposito di capex, hirings & C.

Se si guarda a un indice di Global Risk Appetite, siamo ancora a livelli veramente depressi, tanto che a guardare soltanto questo indicatore si potrebbe affermare che il mercato nei giorni scorsi era uno “screaming buy”. Tuttavia, le variabili in gioco sono ancora molte. Solo ora gli analisti (always lagging!!!) stanno iniziando a downgradare le stime sugli utili per 2011 e 2012: leggendo un’ottima analisi di SocGen, si scopre che negli ultimi 3 mesi c’è stato un taglio del 6.6%, mentre per l’anno prossimo il taglio è stato dell’8.3%. La cosa curiosa è che in US i downgrade sono stati molto più morbidi e qualche settore (US materials) addirittura ha beneficiato di upgrade. Peccato che i downgrade arrivino sulle aree e i settori che sono scesi maggiormente, confermando un behaviour tipico della sell-side in situazioni di mercato simili a quella attuale.

Chiudo segnalandovi l’ultimo quote sulle banche europee: ISP è a +4.5%, UC a +3.4%, Commerzbank a +5.16%, Barclays a +4.5%, CS +4.14%, SocGen +3.6%. Sulle francesi in particolare si è discusso di un piano per iniettare tra i 10bn e i 15bn di capitale, poi smentito seccamente da Noyer, della Banque de France. Stupisce alquanto, visto che nel 2008 è successa più o meno la stessa cosa (e nello stesso periodo). Quoto un analista di Nomura: “in that year, as late as October 14 the major French banks were denying the need for new capital amid market concerns about solvency. Less than one week later on October 20 the French government announced a EUR10.5bn recapitalisation plan in the form of Tier 1 subordinated debt (the banks later refinanced this into government non-voting shares).”

Ma, forse, visti i tempi e le difficoltà sulla Grecia, un recap di 10/15bn non sarebbe sufficiente…(si vocifera tra i 60 e 90bn come un’ordine di grandezza più realistico…)

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