Settembre movimentato?

Nonostante un appetito per il rischio ancora molto depresso, oggi stiamo assistendo a un rimbalzo sui listini europei (chiedo scusa per la brevità e il ritardo nel daily odierno, but I had a tough day).

Dopo un’apertura decisamente negativa, l’Eurostoxx 50 guadagna ora l’1.8%, il FTSE MIB il 2% e la Francia l’1%. Gli Stati Uniti sono meno brillanti, con l’S&P 500 flat e solo il Nasdaq più sostenuto a +0.26%. La cosa che però non torna è l’avversione al rischio sui periferici, con l’Italia che allarga nuovamente di altri 13bps (il decennale rende il 5.7%, nonostante i rumours ieri sera di possibili interventi da parte della Cina a sostegno del nostro debito pubblico) e la Grecia di quasi altri 100bps. Sui mercati emergenti l’Asia ha fatto male (-1% Shanghai), mentre Russia è stata flattish (+0.33%), così come il blocco dell’America Latina.

Stamattina, poi, si inseguivano rumours e smentite di un’incapacità di BNP di ottenere USD funding. Ovviamente il management ha diramato una secca smentita, reiterando che è comfortable e non vi sono open issues. Ma se è necessario provare che sei meritevole di credito, allora significa che forse il tuo credito se n’è già andato. Cionostante le banche oggi rimbalzano: SocGen fa +14.5%, Unicredit +7.4% e BNP +4.15%. Personal opinion: semplicemente short-covering, spinto anche da commenti molto confident da parte del management di SocGen a proposito del proprio funding. Quoto: “even if it were to go to zero, there would be no problem”. Ed ecco quindi lo short-squeeze.

Oggi abbiamo avuto l’asta sul 5 anni (3.9bn) che ha chiuso con un rendimento al 5.6%, contro un tasso del 4.93% registrato a metà luglio su scadenze similari. La domanda era 1.28 volte superiore l’ammontare offerto, contro le quasi due volte dell’ultima vendita. C’è sempre più risk-aversion sul nostro paese. Questo fenomeno ovviamente aggrava la posizione del nostro Paese, impegna la BCE in politiche di sostegno monetario per le quali non si trova a suo agio e conferma la view che in questa fase “cash is too way expensive”.

Sul fronte macro è una settimana che si scalderà a partire da domani, con le retail sales negli Stati Uniti e alcuni dati sui prezzi alla produzione. Giovedì poi ci saranno il CPI Index e la prima survey sul mese di settembre (Empire Manufacturing). Tuttavia il focus è per il momento tutto sui periferici e sulle tematiche di liquidità, mentre sembra ormai scontata la congiuntura più debole che sembra attenderci per la seconda parte dell’anno. Sul fronte valutario, spesso guidato dal macro, oggi c’è una relativa calma. Il dollaro ha smesso di rafforzarsi e ora quota a 1.37, così come lo yen che si è indebolito contro euro (105.48).

Come preannunciato, il mese di settembre si sta dimostrando piuttosto movimentato!

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