Ogni giorno ce n’è una nuova: la Banca Centrale Svizzera (SNB) è intervenuta questa mattina a gamba tesa sul mercato, criticando l’eccessivo apprezzametno del franco e dichiarando di voler mantenere un “floor” contro l’euro a quota 1.20. I nostri strategist ritengono che questa decisione sia sostenibile nel medio termine e porterà a ulteriore debolezza nei cross della nostra valuta comunitaria. Inoltre, in termini di economics, la SNB può stampare carta all’infinito e giocare su un carry interessante vs. euro-paper. Un collega suggeriva provocatoriamente che la SNB potrebbe sostituirsi alla BCE nell’acquisto di bond italiani, greci e spagnoli…ma è un po’ stretched come ipotesi. Sta di fatto che l’hedge più immediato contro il deterioramento della crisi in area euro è per il momento venuto meno, tanto che abbiamo subito visto movimenti di rafforzamento in altre valute dell’area (NOK e SEK).
Sul fronte macro abbiamo visto ancora una frenata in Germania, dove gli ordinativi industriali sono calati in luglio rispetto al mese precedente, deludendo le aspettative (-2.8% vs. -1.5% del consensus), mentre negli Stati Uniti il dato ISM del settore dei servizi ha fatto meglio del consensus e del dato precedente (rispettivamente 53.3 vs. 51 e 52.7). Questo è servito a poco, perché i mercati non si sono ringalluzziti alla notizia, mantenendo inalterato il mood negativo.
As of writing, l’Eurostoxx 50 perde l’1.59%, gli Stati Uniti fanno peggio a -2% e anche l’Asia ha chiuso male, con il Nikkei a -2.2%, la Corea a -1% e Taiwan a -2.4%. Sull’obbligazionario oggi c’è volatilità: in questo momento l’Italia sta stringendo di 6bps (ma prima allargava), mentre Grecia e Portogallo allargano ancora rispettivamente di 16bps e 12bps. La Germania è flat e siede a un bassissimo 1.84% di rendimento sul decennale. La domanda è: stiamo scontando uno scenario deflativo in Germania? Probabilmente no, quindi l’eccessivo pessimismo sui mercati può rappresentare un’opportunità da cogliere. Il movimento sui tassi puzza molto di flight-to-quality, to say the least…certo è che lo spettro di un fallimento della Grecia continua ad aleggiare sui Bloomberg screen dei trader di mezzo mondo, soprattutto quando prezzo e tasso (ad esempio) sul due anni che scade ad agosto 2012 s’incrociano, scambiandosi posizione. E non porta conforto sapere che il Fondo Monetario Internazionale ha lasciato alla Grecia altri 10 giorni per aggiornare le sue posizioni (la deadline per la review dell’IMF era ieri…), consapevole forse del fatto che il budget deficit e la crescita attesa da Atene si stanno rivelando peggiori delle aspettative. Default likely? Probabilmente non a settembre, forse a dicembre?
Dalla Germania arriva intanto un commento di Ghizzoni: “Unicredit è impegnata a continuare sulla via del rafforzamento del proprio livello di capitale ed entro la fine dell’anno decideremo se fare o meno un aumento”. Come riporta di Corriere, c’è la possibilità di far crescere la base di capitale e probabilmente ne sapremo di più “pubblicamente” nei prossimi mesi (è stata confermata a fine novembre inizio dicembre la presentazione del nuovo piano industriale). Certo è che le banche stanno ancora facendo fatica e, molte, stanno accedendo alla finestra di liquidità offerta dalla Banca Centrale Europea. Oggi si riprendono le svizzere (CS e UBS sopra l’1%), mentre fanno ancora male le francesi (SocGen -6.27%, BNP -5.21), le italiane (UC -4.45%, Intesa -3%) e alcune americane (JPM -4.17% e MS -4.14%). Non vi giro il chart sui CDS…
Chiudo con un’annotazione dagli Strategist del Fixed Income di Credit Suisse: le prossime due settimane saranno importantissime nell’ottica del messaggio che hanno professato negli ultimi 2 anni, ovvero quello relativo alla correlazione tra l’appetito per il rischio globale e il momentum mondiale della produzione industriale. Sarà infatti pubblicata il 15 settembre la survey sul comparto manifatturiero dell’area di Philadelphia, mentre il giorno dopo ci saranno i dati sulla consumer confidence compilati dall’Università del Michigan. Nel frattempo dovrebbero uscire ulteriori release su “macro hard data”, che potrebbero chiarire l’impatto che lo shock di agosto ha avuto sull’economia reale. Per il momento, la view della casa è che siamo ancora in una fase di crescita sotto-par, ma non stiamo flirtando con una recessione. E l’appetito per il rischio è eccessivamente in “panic-mode”: either it will turn up or the industrial production momentum will falter…which is extremely bad for our scenario.
Per evitare di chiudere la serata in depression-mode (stavo rileggendo gli ultimi daily) vi lascio con qualcosa di divertente, per chi è amante della musica rock.
L’International Economy Editor dell’FT ha pubblicato sul blog del giornale un’esilarante versione greca del testo di Bohemian Rhapsody, dei Queen: http://ftalphaville.ft.com/blog/2011/09/06/670431/athenian-rhapsody/