Come dicono gli anglosassoni, let’s walk the talk: avevo promesso qualche osservazione sui mercati emergenti e abbiamo oggi alcuni validi pretesti per parlarne. In nottata è uscito il dato tanto atteso sul PMI cinese di agosto (50.9 vs. 51 consensus e 50.7 di luglio). Gli economisti più smaliziati hanno subito ricordato che non è una release “seasonal adjusted”: ovvero, ad agosto c’è solitamente un incremento rispetto al mese precedente guidato da “seasonal factors” che – se neutralizzati con un po’ di “statistical number crunching” – scompaiono. Inoltre, i nuovi ordinativi per esportazioni sono in “contrazione”, ovvero sotto la quota di 50 (nello specifico a 48.3). Il mercato non ha comunque preso questo lieve incremento con troppo entusiasmo, con la borsa di Shanghai giù a -0.44% rispetto alla chiusura di ieri. L’economista di Credit Suisse Dong Tao ritiene comunque che il dato dimostri la relativa salute dell’economia cinese rispetto alla crisi che stiamo vivendo in occidente: un certo rallentamento c’è stato (GDP sarà tra l’8.2% e l’8.6%), ma i policy makers sono molto tranquilli, avendo oltretutto ancora molte cartucce da giocarsi.
In un altro emisfero, abbiamo assistito a un’inattesa sterzata sul fronte della politica monetaria: il Brasile ha infatti tagliato i tassi d’interesse di 50bps, portandoli al 12%. La mossa è stata spiegata dall’economista Nilson Teixeira in una nota circolata stamane, dove si legge che la banca centrale ritiene che “the complexity surrounding the international outlook will contribute to an intensification and acceleration of the slowdown in domestic activity already underway”. Il suo team, assumendo una forte decelerazione nel GDP 2H11 e un calo dell’inflazione fino al 2Q12, si attende che da qui alla fine dell’anno i tassi saranno tagliati di altri 350bps, portandoli quindi all’8.5%. Un problema che sta affliggendo (non soltanto) il Brasile è l’accumulazione di scorte negli ultimi mesi, soprattutto in steel e automotive, nonché il deterioramento nella business confidence. Ma, ancora più grave, è la sensazione che la banca centrale stia assumendo uno scenario “disinflattivo” nelle economie più mature, causato soprattutto dalle politiche restrittive ora prevalenti e da limitate risorse disponibili sul fronte monetario.
Tornando ancora per un momento in Asia (e prima di darvi un update sulle borse), credo che il deterioramento dell’outlook macro influenzerà negativamente anche l’andamento di economie specializzate nell’esportazione di prodotti ciclici ad alto contenuto tecnologico: Taiwan e la Corea del Sud in particolare saranno quelle più danneggiate, vista la loro apertura al trade con l’estero. Forse Seoul sarà lievemente più protetta, data la quota più elevata di esportazioni nel settore machinery, ma anch’essa rallenterà se non cambia la tendenza in Occidente.
Da molti giorni ormai osserviamo un’elevata volatilità nell’intraday, e anche oggi ce n’è per tutti. Il driver della giornata è stato l’ISM Manufacturing negli Stati Uniti, che alle quattro ora italiana è uscito a 50.6 contro attese a 48.5, posizionandosi praticamente flat rispetto al mese di luglio. Mi piace il commento di un trader europeo che dice “ISM, low quality beat??? Only short covering post”…in effetti, gli internals del dato sono bruttini, con i nuovi ordinativi (indicatore leading sull’economia) a 49.6, sotto la quota espazione/contrazione di 50 ormai da 2 mesi. Anche qui gli inventories (come dicevamo prima) sono un problema e rappresentano la sorpresa che ha tenuto su la survey. Anche l’occupazione maluccio, in forte decelerazione dalle vette di giugno (51.8 ad agosto, 53.5 in luglio e 59.9 in giugno). L’Eurostoxx 50 (dal quale usciranno Unicredit e ISP a metà settembre) ha recuperato la debolezza della mattinata, facendo uno spike verso le quattro, ma riposizionandosi sostanzialmente flat a +0.16% as of writing. Anche S&P 500 volatile e noiosamente flattish. Più movimento sui tassi decennali, dove sia in US che in Germania il tasso scende di 4/6bps, comunque segno di risk aversion. Periferici flat, a parte il Portogallo che stringe di 25bps (grazie a ulteriori misure fiscali che porteranno a un balaced budget nel 2015, bene accolte dai trader). Sempre sull’equity dall’Asia abbiamo avuto una chiusura positiva del Nikkei (+1.18%) e dell’India (+1.59%), mentre Corea è stata flat. In EMEA, Turchia giù a -1.9% e Russia a +0.36%. In Brasile, buona risposta del mercato a +3.09% (!!), seguito sulla distanza da Cile (+0.76%) e Messico (+0.88%). Il franco svizzero brilla ancora e si posiziona a 1.13 contro euro, con un guadagno di 2 punti percentuali.
Chiudo con due anticipazioni che spero avremo modo di approfondire nei prossimi giorni:
1) Roubini aka Dr Doom ha dichiarato “we’re going into recession” e ha accennato a qualcosa che stavo studiando tempo fa, ovvero il problema delle banche cinesi e la loro esposizione ai cosiddetti Local Governments Purpose Vehicles (LGPV), dei quali si stima che un 30% dei loeans defaulterà o andrà in NPL. Tema molto interessante e probabilmente non ancora nei radar degli investitori. We’ll see.
2) oggi BNP perde l’1.5%, mentre SocGen guadagna l’1.65%. So what? Well, sul tema del funding delle banche francesi c’è ancora abbastanza confusione. Un famoso FX forecaster di SocGen (si spera knowledgable sulla situazione) sintetizza dicendo che “investors are far more concerned about capital preservation than making money”, mentre il blog del Financial Times cita una ricerca di UBS secondo la quale “French banks will simply have to pull back on their short-term CIB balance sheets. But, of course, that itself will mean another drag on the French banking business — at best”. On top of this, non dimentichiamoci che il Fondo Monetario Internazionale ritiene che il danno ai B/S delle banche dell’area euro causato dal debito sovrano detenuto ammonta a circa $200bn: questo danno eroderebbe tra il 10% e il 12% del tangible common equity delle banche. Big numbers, che la BCE rigetta come “partial and misleading”. Con esperienza, il Financial Times (che ha riportato questo “gossip”) si hedgia dicendo che l’analisi potrebbe essere rivista. Ciononostante il problema rimane, giustifica forse il livello ancora tight sul funding in $$$ per le banche europee e apre un nuovo fronte politico tra FMI e BCE…stay cautious…