Mattinata partita con il “boost”, con Eurostoxx in apertura a +1%. Tuttavia, nel giro di un paio d’ore l’equity è andato in territorio negativo e prima di mezzogiorno tradava a -0.45% (as of writing, siamo a -0.13%). I dati sulla confidence in area-euro sono usciti meno bene di quanto atteso e l’asta sull’Italia è stata un po’ debole (3.75bn 10yr venduto a 5.22%), con lo spread che si è allargato prima e dopo la chiusura dell’auction. A questo si aggiungano volumi veramente ancora molto “light” e abbiamo una ricetta per movimenti molto sharp nell’intra-day. Per darvi un altro esempio, la borsa di Atene ha aperto a +4% e alle 17.10 era finita a -5.4%!!! Sul fronte dei mercati emergenti l’Asia ha chiuso bene con Taiwan, Corea e India tutte su, mentre la Russia ha seguito l’andamento altalenante dell’Europa.
Vi rammento che ieri sera la chiusura di Wall Street e dell’America Latina è stata decisamente buona: S&P 500 a +2.83%, sopra quota 1200 (per la precisione, ha chiuso a 1210.08). Questo è un livello tecnico importante, perché corrisponde a quell’area contro la quale il mercato si è scontrato nell’aprile dell’anno scorso e che potrebbe bloccare quest’anno un rilancio verso i massimi. Da considerare che le medie mobili a 50, 100 e 200 giorni per l’S&P 500 sono tutte in setup bearish. E nel brevissimo termine, forse è più da vendere che da acquistare. In questo momento sta girando attorno a quota 1200. Sul fronte macro, brutto dato sulla consumer confidence negli Stati Uniti, uscito per agosto a 44.5, rispetto ad aspettative di 52 e dati precedenti a 59.5 (per dare un senso di prospettiva, siamo a un livello visto solo in primavera 2009).
Oggi la IASB, in una lettera intercettata dal Financial Times e destinata alla European Securities and Markets Authority, ha dichiarato preoccupata che “some European financial institutions should have taken bigger losses on their Greek government bond holdings in recent results announcements”. Il tema è che IASB non concepisce come alcune banche abbiano potuto registrare alcune poste di bilancio a “mark-to-model” invece che a “mark-to-market”: in particolare, si può dire (sintetizzando) che BNP Paribas e CNP Assurance, relativamente alle proprie holding di bond greci, “don’t believe GGB market prices are correct so we’re going to use our own valuation model instead”. Leggo alcune analisi sul Financial Times in cui si stima che l’exposure di BNP alla Grecia corrisponde all’8% del suo Core Tier 1 Equity……e se BNP avesse contabilizzato diversamente queste holding (seguendo le modalità che tutte le altre banche hanno seguito e quindi operando writedown più aggressivi) probabilmente l’effetto sul Core Tier 1 sarebbe corrisposto a una riduzione del 2.4%. No wonder IASB is “perturbated”…titolo cmq slightly up in chiusura, dato che ha commentato che le “provisions it made against losses on its Greek sovereign debt holdings were agreed with auditors and authorities”. Vedremo come si sviluppa.
Se dovessi riassumere l’atteggiamento del mercato direi che siamo passati da una situazione in cui si prezzavano le conseguenze immediate di alcuni problemi idiosincratici, a una nuova situazione in cui si stanno rivalutando le implicazioni sistemiche di uno shock più significativo rispetto alle aspettative di crescita globale. E temo che questa transizione sia appena iniziata (downgrade su EPS devono ancora vedersi…). Tuttavia è saggio ricordarsi che i livelli di panico estremo hanno portato le valutazioni non lontane da scontare una recessione “normale”: cosa che può far propendere molti strategist e investitori più aggressivi a essere “compratori” intorno a questi livelli (meglio ancora se ci fosse un altro storno dettato SOLO da panico e NON da nuovi dati fondamentali negativi). Tuttavia, i CDS delle banche europee trattano a livelli più larghi rispetto al 2008, e considerando oltretutto la maggiore dipendenza di banche italiane e spagnole al funding della BCE (e il rischio di vedere altri impairments nel 3Q), probabilmente non è ancora arrivato il timing giusto.
Chiudo con una brutta notizia di pochi minuti fa: Israele ha inviato altre due navi da guerra nel Mar Rosso ai confini con l’Egitto, in seguito a “warnings” relativi a possibili ulteriori attacchi nel sud d’Israele. A inizio settimana sono stati dispiegati altri militari sul fronte e temo che la situazione geopolitica dell’area sia nuovamente instabile. Vi ricordo infatti che in settembre l’ONU dovrà votare per la nascita dello stato della Palestina, dove le due fazioni in scontro politico-ideologico sono Hamas e Fatah. E non è un mistero che la prima sia assolutamente hard-core rispetto all’esistenza di Israele. Inoltre, Hamas può trovare vantaggio dall’instabilità politica in Egitto, dove la Fratellanza Islamica potrebbe guadagnare terreno e supportare Hamas, mentre Fatah (la cui ideologia è legata al pan-arabismo ed è più accondiscendente rispetto a Israele) sta perdendo alleati man mano che cadono i vecchi regimi. Sarà un autunno caldo…