Siamo di fronte a una crisi di fiducia

Purtroppo la situazione sui mercati si è deteriorata nuovamente nelle ultime ore. Cercherò di essere sintetico.

Certamente le misurazioni di panico a cui facevo cenno ieri toccheranno nuovi minimi quando verranno pubblicate nella giornata di domani.

Qui di seguito, intanto, vi anticipo un brevissimo snapshot sui listini azionari a qualche minuto fa (e c’è già stato un minimo rimbalzo rispetto ai minimi intraday):

S&P 500 -4,5
NASDAQ -4,9
BRAZIL -4,9
Euro Stoxx 50 -5,7
FTSE 100 -4,1
DAX -5,3
FTSE MIB -6,1
SWISS -4,3

Il decennale americano è sceso brevemente sotto quota 2%, dopo la pubblicazione del sondaggio della Federal Reserve di Philadelphia alle 16 ora italiana. Quest’ultimo ha stupito negativamente le aspettative degli analisti, che si attendevano un dato a +2.0 (vs. +3.2 del mese di luglio), mentre la release è stata di -30.7. Vi ricordo che si tratta di un “diffusion index”, quindi ogni dato negativo indica contrazione. Scomponendolo, si osserva come i nuovi ordinativi (che guidano la produzione industriale e, quindi, l’intera economia) sono crollati drammaticamente a -26.8. Alcuni analisti già segnalano come questo dato sia compatibile con una recessione negli Stati Uniti già nei prossimi mesi.

Sicuramente c’è ancora molta risk aversion sui mercati, nonostante il dip buying portato avanti da qualche coraggioso la settimana scorsa (Buffett & corporate insiders, che vedono mercati oversold e con sacche di cheapness lampante). Come detto, il comparto “fixed income” sta sovraperformando molto bene (anche in Europa, 10y Bund a 2.06%), e anche l’oro ha raggiunto nuovi massimi (1826.10). I periferici allargano di poco (Italia +3/4bps) mentre la Grecia è ora a 15.37% sul decennale (+33bps). La BCE non sta quindi intervenendo sull’Italia, dato che ormai la percezione è che fintanto che il decennale sta sotto o intorno al 5% la banca centrale non opererà.

Stamane la giornata è iniziata male anche in seguito al downgrade di Morgan Stanley relativamente alle stime di crescita globale. A ciò si sono sommate preoccupazioni ulteriori sui capital needs delle banche europee e, probabilmente, la consapevolezza che i tentativi di sostenere l’economia attraverso operazioni di politica monetaria (QE1 e QE2) non sono andate a buon fine.

Personal view: siamo a livelli critici, tanto che non è imprudente azzardare la speranza che nel corso del week-end i policymakers del G20 (e in particolare, si spera Obama dagli Stati Uniti) esprimeranno una view nel tentativo di calmare i mercati. Siamo infatti di fronte a una crisi di fiducia (vi ricordo i dati pessimi negli Stati Uniti del Reuters/Michigan Index of Consumer Sentiment), che può avere pericolosi spillover effects sull’economia reale. Per cambiare direzione in maniera sostenuta e visibile (manca infatti “visibilità” nel suo complesso), occorrono decisioni politiche forti e, probabilmente, contro consensus. Solo allora i risky assets potrebbero produrre un sustained turnaround. Difficile dire se basterà questo storno per smuovere i policymakers.

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