Appetito per il rischio a livelli di panico

Oggi i mercati azionari sono relativamente sostenuti. Gli Stati Uniti (S&P 500: +0.73% e Dow Jones: +0.61%) stanno performando leggermente meglio di Europe (Eurostoxx 50: +0.51%). Abbiamo tuttavia delle piazze europee più brillanti (Francia: +1.33%, Spagna: +1%) e altre meno attive (Londra: -0.1% e Germania: -0.12%). È evidente come la giornata sia guidata dalle asset class più “cicliche”.

Anche sui periferici (esclusa la Grecia) si stanno stringendo i differenziali (l’Italia stringe di 7bps, il Portogallo di 4bps), ma anche il “core” fa bene (Germania -8bps, Francia e UK -10bps). In linea con questo mood positivo, abbiamo osservato un ritracciamento intraday piuttosto brusco da parte del franco (che ricordo essere stato vicino alla parità con l’euro il 9 agosto) ora invece a quota 1.14. Forza dell’euro anche nei confronti del dollaro, mentre rimane invariata la quotazione EURJPY a circa 110.5.

Alcuni dati sugli utili hanno certamente sostenuto i listini azionari: Target (il secondo discount retailer negli Stati Uniti) e Staples (retailer per gli uffici) hanno pubblicato utili che hanno sorpreso le aspettative degli analisti. Sul fronte della politica, non ci sono state risposte soddisfacenti dal’incontro Merkel-Sarkozy, sebbene continuino anche oggi i rumours sull’eventualità di aprire agli euro-bond.

I mercati emergenti hanno fatto bene nel loro complesso, guidati soprattutto dalla performance di Russia (+1.89%) e Argentina (+1.17%), mentre Shanghai e Taiwan rimangono indietro rispetto ai peers asiatici (Corea +0.68% e India +0.66%).

Si leggono note dei trader che segnalano, in cerca di segnali di ottimismo, come i “corporate insiders” delle società dell’S&P 500 stiano comprando sui livelli di questi ultimi 10 giorni. Il tema che però è ancora molto dibattuto tra gli asset managers è quanto il mercato stia effettivamente scontando una possibile recessione o se il movimento sinora osservato sia totalmente slegato dai fondamentali (e quindi in un ottica di medio-lungo periodo, sia da comprare).

Certo è che la misura di Global Risk Appetite di Credit Suisse ha raggiunto livelli di panico significativi (sette giorni fa ha toccato il minimo degli ultimi 30 anni di track record). Allo stesso tempo anche le obbligazioni sembrano essere in ipercomprato, sempre osservando i dati di Duration Risk Appetite di Credit Suisse. Questo lascia lo scenario di breve termine ancora incerto, con il rischio che i mercati possano arrivare a testare l’intenzione della BCE di fare da diga a ulteriori attacchi speculativi contro Italia e Spagna. Non è inoltre escluso che la BCE venga costretta a intervenire anche sui tassi, per controbilanciare l’impatto sulla crescita da parte delle misure fiscali restrittive e del conseguente shock di fiducia sul fronte della domanda.

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