Nuovo record degli US Housing Starts

Se ieri i dati della National Association of Home Builders avevano lasciato ben sperare per un recupero del mercato immobiliare, i numeri di oggi sugli Housing Starts hanno deluso su molti fronti.

L’analista più pessimista (nella fattispecie BAC-ML) ha previsto un calo a 465 mila nuove unità: il numero effettivo è uscito a 458 mila, segnando un nuovo record da quando questa serie storica esiste (1959).

È ancora presto per chiamare il “bottom” del mercato immobiliare americano.

Sarà molto importante monitorare l’andamento delle “completions”, perché viene generalmente seguito a ruota dall’occupazione nel comparto delle costruzioni residenziali. E il trend è ancora al ribasso.

ZEW Survey

Stamattina è uscito il dato sulla fiducia degli investitori in Germania, lo ZEW.
Questo misura le aspettative di crescita futura nell’arco temporale dei prossimi sei mesi.

Il numero pubblicato alle 11 ha superato le aspettative degli analisti: 31.1 contro 20 del consensus e in forte rialzo rispetto al 13 del mese precedente.

Come rilevano alcuni analisti, questo indicatore non è strettamente correlato all’andamento del GDP dell’area euro e della Germania. Tuttavia, è un segnale molto importante dei cosiddetti “turning point” del ciclo economico.
Ciò significa che un trend sostenuto al rialzo potrebbe essere un indicatore affidabile che siamo vicini al bottom della recessione in area euro.
Tra Stati Uniti e Vecchio Continente, chi guiderà l’uscita dalla recessione?

Inventory-to-sales ratio

Breve premessa a motivo della mancanza di nuovi post da più di un anno a questa parte: mi sono trasferito a Dubai per qualche mese e tra impegni di lavoro e non, il tempo a disposizione per mantenere aggiornato questo blog non era molto. Cercherò di compensare da oggi.

Partiamo quindi con la breve analisi di un tema sulla bocca di tutti: la famigerata inventory correction, ovvero il presunto taglio drastico della produzione da parte delle imprese a fronte di un calo considerevole della domanda.

Un calo che, nell’analisi di alcuni economisti, lascerebbe ben sperare per un rimbalzo nella seconda metà dell’anno. Quindi, se le giacenze di magazzino hanno finora detratto crescita al GDP, la storia dovrebbe capovolgersi nei prossimi mesi.

Intanto, vediamo questo grafico: mostra l’andamento delle vendite anno su anno e il relativo andamento dei magazzini negli Stati Uniti.

Il crollo delle vendite è evidente, così come è evidente la forte correlazione che hanno con queste le scorte, o giacenze di magazzino.

Vediamo ora il rapporto numerico tra le due, in prospettiva storica:

È evidente che sebbene le società abbiano ridotto fortemente la produzione, le scorte sono ancora a un livello troppo elevato rispetto alle vendite. Quindi, nonostante nel primo trimestre di quest’anno ci siano stati forti tagli alla produzione proprio per far fronte a questa situazione di eccesso, ancora molto dev’essere fatto per ritornare a un livello “normale”.
Soprattutto se si considera la debolezza strutturale della domanda interna statunitense.